Caso Irst, gli esperti: "L'indagine non ha riscontrato picchi di radioattività"

I dipendenti di Irst e dell'Ausl smentiscono il collegamento tra radiazioni emesse e casi di leucemia e affermano che non ci sono mai stati picchi di radiazioni pericolosi per la cittadinanza

Per fare luce sugli interrogativi posti dal comitato "Salute e ambiente" di Meldola sul caso delle emissioni radioattive da parte dell'Irst e per far fronte alle accuse mosse dal professor Marcello Benassi, ex esperto qualificato di Irst, si è tenuto mercoledì sera un incontro pubblico, organizzato dal comune di Meldola, a cui hanno partecipato esponenti della sanità pubblica ed esperti del settore nucleare e della radioattività. 

Il sindaco di Meldola, Gian Luca Zattini, ha accolto al teatro Dragoni un pubblico numerosissimo di interessati e un tavolo di esperti che ha provveduto ad argomentare alcune delle questioni sorte in merito allo smaltimento delle sostanze radioattive utilizzate dall'Irst per la cura e la diagnosi di tumori. "Ci tengo ad anticiparvi che l'incontro di questa sera - ha esordito Zattini - non rimarrà un caso isolato ma d'ora in poi questa diventerà una giornata strutturale, in cui si darà la possibilità ai cittadini di conoscere cosa succede all'interno della sanità pubblica". In merito alla vicenda della scorsa primavera che ha coinvolto due bambini di Meldola, Zattini dice: "Come tutti, quando è venuto alla luce la tragica notizia della malattia di due bambini della nostra città, mi sono preoccupato e ho fatto, in qualità di sindaco, ogni cosa in mio potere per indagare se ci fossero delle cause ambientali che potessero mettere in pericolo i miei cittadini e le loro famiglie". Per quanto riguarda la vicenda dell'ultimo periodo invece, legata alle emissioni radiottive Zattini dice: "Il 3 novembre, data in cui ho ricevuto la lettera inviatami dal professor Benassi, mi sono subito allarmato e ho cercato e ottenuto tempestivamente la tranquillizzazione da parte di tutti gli esperti qui presenti stasera e ho poi consegnato nelle mani del Procuratore Capo, il dottor Sottani, tutto il materiale in mio possesso. Ora la questione verrà debitamente indagata dagli organi predisposti". Zattini conclude, riferendosi al professor Benassi, dopo aver letto a tutti i presenti la lettera da lui inviata: "Questa persona, che questa sera, nonostante il mio invito, ha deciso di non presentarsi, merita un rimprovero in quanto, se ritiene che le accuse da lui mosse siano verità, doveva lui stesso recarsi immediatamente dai Carabinieri e non inviare una lettera a me, ai dirigenti dell'Ausl o ad organi politici".

LA PAROLA DEGLI ESPERTI - La prima questione analizzata dagli interventi è quella della correlazione presunta tra le emissioni radiottive provocate dall'istituto meldolese e la patologia diagnosticata ai due bambini che frequentano la scuola "Giramondo". "Dopo attente rilevazioni nella zona dove sorge la scuola, - esordisce Raffaella Angelini, direttrice del dipartimento di Sanità Pubblica dell'Ausl Romagna - eseguite da un gruppo di lavoro composta da oncologi, medici nucleari, fisici e con il supporto di tecnici esperti di Arpae (ente regionali preposto alle indagini ambientali), è stata esclusa con certezza la presenza di picchi radioattivi nell'aria, nell'acqua e nelle adiacenze delle centraline elettriche". La parola è passata poi al professor Dino Amadori, direttore scientifico di Irst, che ha analizzato in dettaglio la patologia diagnosticata ai due bambini, la leucemia linfoblastica acuta: "L'organizzazione mondiale della sanità ha affermato, con un articolo scientifico del 2016, che non esiste correlazione tra la sottoposizione ad emissioni radioattive in età infantile e lo sviluppo di questo tipo di leucemia. Lo studio è stato realizzato anche su campioni che hanno subito le esposizioni a seguito delle bombe atomiche della seconda Guerra Mondiale e l'incidente di Chernobyl".

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