Certificati medici in massa degli autisti bus, la Cassazione riapre il processo

La questione dei 71 certificati medici che nel 2012 altrettanti autisti di autobus del servizio pubblico di Forlì-Cesena inviarono all'unisono paralizzando il servizio non finisce con un'archiviazione

La questione dei 71 certificati medici che nel 2012 altrettanti autisti di autobus del servizio pubblico di Forlì-Cesena inviarono all'unisono paralizzando il servizio non finisce con un'archiviazione. Il caso di “sciopero bianco”, che all'epoca dei fatti scandalizzò per le sue modalità è stato trattato anche dalla Corte di Cassazione, che ha annullato l'archiviazione disposta dal Gip di Forlì.

La Cassazione sospetta, infatti, che i dipendenti con il 'paravento' della malattia volevano protestare per dissenso con le scelte organizzative dell'azienda senza perdere l'indennita' lavorativa e causando forti danni e l'interruzione di un servizio pubblico. E quindi la Suprema Corte ha infatti detto 'no' all'archiviazione - decisa dal gup di Forli' il 7 ottobre 2014 - delle accuse di truffa e interruzione di pubblico servizio a carico di 71 autisti della 'Start Romagna spa', azienda di trasporto locale emiliana, che il pm aveva invece chiesto di rinviare a giudizio. Secondo la denuncia presentata dalla 'Start Romagna', gli autisti delle corriere "al fine di realizzare una corale azione di protesta, si erano astenuti dal lavoro il primo e il due ottobre 2012, presentando certificati medici ritenuti non veritieri, attestanti false patologie, causando all'azienda un danno di oltre 170mila euro per l'interruzione delle corse giornaliere del servizio pubblico di trasporto, senza perdita della relativa indennita' lavorativa per le giornate di malattia".

Ad avviso del gup "non era possibile effettuare alcun accertamento concreto sull'assenza di stati patologici legittimanti l'assenza dei lavoratori-imputati, pur apparendo probabile che nelle giornate in questione vi era stata una forma di astensione dal lavoro attuata in modo non legittimo". Contro l'archiviazione, la 'Start Romagna', costituitasi parte civile, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che "la prova della falsita' delle certificazioni mediche avrebbe potuto acquisirsi in dibattimento e sul punto la motivazione resa dal giudice era carente". Inoltre, secondo l'azienda, "l'astensione dal lavoro in forma non legittima era stata provata dai frenetici contatti telefonici tra i lavoratori nei due giorni precedenti l'assenza lavorativa, attestanti un incontro tenutosi il 30 settembre per pianificare l'astensione".

Per la Cassazione - sentenza 48328 della Seconda sezione penale depositata oggi e relativa all'udienza dello scorso 11 novembre - i rilievi sono "fondati" in quanto il gup "non ha spiegato le ragioni in base alle quali il riscontro delle patologie che avrebbero legittimato la contemporanea assenza dal lavoro di un numero consistente di lavoratori non poteva essere effettuato in dibattimento".

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A sostegno del rinvio degli atti al Tribunale di Forli', affinche' torni indietro sulla decisione di archiviare, la Cassazione fa presente che per due autisti ritenuti i leader della protesta e' stato deciso il rinvio a giudizio. La notte dello scorso Capodanno un episodio simile si verificò coi vigili urbani di Roma.

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