Cinghialai romagnoli: "I cacciatori recintano le coltivazioni di tasca propria, critiche inaccettabili"

In merito alle dichiarazioni di Coldiretti Forlì-Cesena, che ha contestato la gestione della fauna selvatica da parte dell'Atc, l'Unione squadre cinghialai romagnoli ha espresso alcune critiche

In merito alle dichiarazioni di Coldiretti Forlì-Cesena, che tramite il presidente Andrea Ferrini ha criticato la gestione della fauna selvatica da parte dell'Atc (Ambiti territoriali di caccia) riportando "l'ormai impossibile convivenza degli imprenditori agricoli con la fauna selvatica", Gabrio Nunziatini di Uscr (Unione squadre cinghialai romagnoli) ha espresso alcune critiche.

"Il presidente di Coldiretti, affrontando l’argomento dei danni alle coltivazioni da parte della selvaggina, ha espresso alcuni pareri rispetto ai quali non posso che manifestare il mio personale disaccordo - commenta Nunziatini - Mi riferisco alle critiche rivolte agli Atc, i quali con i pochi fondi a disposizione (denaro sborsato dai cacciatori) hanno gestito al meglio le problematiche riguardanti i danneggiamenti dei terreni coltivati, mettendo in campo ogni forma di prevenzione e fornendo il materiale necessario che è stato puntualmente messo in opera dai cacciatori in forma volontaria e assolutamente gratuita. Nei casi in cui le varie forme di prevenzione non hanno dato i risultati sperati, gli Atc hanno provveduto a indennizzare nella misura del 100% tutti i danni periziati, andando ben oltre quanto indicato dalla legge 157/92 che "parla" di un contributo".

"Trovo invece offensivo il definire "arroccati su posizioni retrograde", come ha fatto Ferrini, i responsabili delle squadre di caccia in braccata che rappresento - continua Nunziatini - Forse il presidente è stato male informato da chi per lui ha gestito la questione: i cacciatori delle squadre sono coloro che si alzano all’alba muniti di attrezzi e vanno a recintare le coltivazioni a proprie spese e in forma volontaria, sono sempre loro che nei tempi e nei modi consentiti prelevano il maggior numero di cinghiali, e sono ancora loro che aprono il portafogli e tirano fuori i soldi che servono per indennizzare i danni che non si è riusciti a contenere. La modesta pretesa di avere voce in capitolo nella gestione venatoria e del territorio non credo possa definirsi ne retrograda e tantomeno arrogante. Da sempre il mondo venatorio si è adoperato per andare incontro alle esigenze dei coltivatori, nella stragrande maggioranza dei casi i rapporti con i conduttori dei terreni coltivati sono veramente buoni: collaborazione e rispetto non sono mai mancati, siamo consci e consapevoli del difficile momento che sta vivendo la nostra agricoltura".

"Ribadiamo quindi la nostra disponibilità a continuare e, se possibile, a migliorare quanto fatto fino a oggi - conclude Nunziatini - Crediamo nel confronto e nella collaborazione, ma non possiamo e non vogliamo accettare atteggiamenti e imposizioni che in alcuni casi oserei definire quanto meno esagerate; riteniamo moralmente e eticamente inaccettabile attuare piani di controllo affrettati senza prima aver messo in campo ogni altra forma dissuasione (come per altro indicato dalla legge). Non è con l’arroganza e con le imposizioni che si risolvono i problemi, ma con il dialogo e il confronto, e auspico una riflessione di tutte le parti coinvolte che porti alla soluzione dei problemi, evitando di sprecare energie in quella che mi permetto di definire una controproducente guerra tra poveri".

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