Continua la battaglia di Asaps sull'omicidio stradale

Sostiene Biserni: "Gli omicidi della strada continuano ad essere considerati nel nostro ordinamento reati nani. Chi uccide sotto l'effetto di alcol e stupefacenti nella stragrande maggioranza dei casi se la cava con pene da furto con destrezza"

Continua la battaglia di Asaps, l'Associazione sostenitori amici della Polizia Stradale, per l'introduzione del reato di omicidio stradale. Il presidente Giordano Biserni esprime "tutta la sua vicinanza al papà e alla mamma di Lucia Varriale" dopo che per l'uomo condannato per la morte della diciottenne investita in via Stalingrado a Bologna il 5 marzo 2011, Cristian Alessandrini, è stato disposto l'affidamento in prova ai servizi sociali. Alessandrini si trovava ai domiciliari (subito dopo l'investimento andò anche in carcere).

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Biserni ricorda "ancora la coraggiosa contestazione da parte della Procura di Bologna di omicidio volontario nei confronti di Cristian Alessandrini, conducente positivo agli stupefacenti, per quell'investimento a folle velocità. Si era partiti da una già modesta condanna a 7 anni per arrivare in appello a 5 anni e 4 mesi. Oggi, dopo due anni e mezzo, l'investitore è già fuori, assegnato ai servizi sociali". "Sì - prosegue Biserni - gli omicidi della strada continuano ad essere considerati nel nostro ordinamento reati nani. Chi uccide sotto l'effetto di alcol e stupefacenti nella stragrande maggioranza dei casi se la cava con pene da furto con destrezza. Ma il furto della vita dovrebbe valere sicuramente di più. Ciò provoca fra i familiari delle vittime della strada e nell'opinione pubblica sconcerto e amarezza".

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