Coronavirus e la contemplazione della Parola e della preghiera

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Come affrontare, in questo tempo “nuovo” il tema della fragilità personale e collettiva,  politica e istituzionale, sociale ed economica, il tema della malattia, della vita e della morte? Di fronte a un nemico impalpabile e certo, invisibile e presente, che assume il volto possibile di ogni persona che incontriamo, di ogni relazione e rapporto ci sentiamo improvvisamente esposti, indifesi, smarriti. È una fragilità anzitutto personale fortemente legata a quello dei propri cari e dei propri amici.

È una fragilità che mette fuori gioco molte relazioni interpersonali e sociali. Una sorta di sospensione del proprio modo d’essere e del proprio tempo; è una fragilità personale anche il tentativo di nascondere la morte. Ma per noi cristiani il tema del tempo e dunque della morte è legato al tema della risurrezione. Questo tempo inatteso e pericoloso non è un altro tempo: qui, ora è l’esercizio della nostra responsabilità per la vita di tutti altrimenti si rischia l’egoismo sociale e personale che segnerà questo passaggio difficile.

Se si chiudono le chiese è per la vita. E per la vita nel suo significato evangelico di dono. Per eccedenza d’amore. Non semplicemente per un provvedimento pur necessario di sanità pubblica. Ora più che mai siamo chiamati a «sprecare» l’amore. Su un piano personale ed ecclesiale sperimentiamo una forma inedita di solitudine della fede; non poter celebrare l’eucaristia, il centro della nostra fede, non è cosa qualsiasi da argomentare con un semplice e burocratico «in ottemperanza…».

Tutto questo non è senza conseguenze, né individuali, né comunitarie, ma non è neppure una crisi della fede, se sostenuto da un annuncio forte, argomentato e reso condiviso. Occorrono parole che ripetano nuovamente il Vangelo in questo tempo; che affronti il mistero della morte e della risurrezione. Perché con questo, oggi, tutti, individualmente e collettivamente, siamo confrontati.

Siamo entrati nel “Sabato santo della fede”, come scrive benissimo il Direttore de “Il Regno” Gianfranco Brunelli nell’articolo “Preparare la Pasqua nel sabato del tempo”. Il giorno del silenzio di Dio. La Chiesa deve preparare la Pasqua, perché forse neppure la liturgia pasquale potremo celebrare, il centro della nostra fede. Ma che cos’è per il cristiano il vigilare se non l’attendere, prestare attenzione al proprio tempo se non prendersi cura dell’altro, vegliare con amore qualcuno nelle case o in ospedale? 

Oggi abbiamo la possibile consolazione della contemplazione della Parola e della preghiera, da quella personale a quella familiare. Possiamo farla risuonare. In molti modi.

Edoardo Russo
Presidente di Azione Cattolica
Diocesi Forlì-Bertinoro

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