A sorpresa i partigiani dicono sì alla riaccensione del faro del Duce

Ma mettono i paletti: "Un tempo era la conferma estetica della potenza imperiale di Mussolini, ora dovrebbe essere tutt'altro"

"Riaccendere il faro di Rocca delle Caminate? Siamo favorevoli. Ma faremo una proposta precisa sul come e con quale scopo debba essere riacceso. Un tempo era la conferma estetica della potenza imperiale di Mussolini, ora dovrebbe essere tutt'altro". L'Anpi (l'Associazione nazionale partigiani d'Italia) per bocca del suo presidente provinciale Tamer Favali, smentisce le facili previsioni e non si dice contraria alla riaccensione del faro che un tempo sovrastava la residenza estiva del Duce e che, secondo la tradizione, veniva acceso per segnalare la sua presenza nella Rocca.

La proposta di riaccenderlo per dare un impulso al turismo e per completare l'opera di restauro del castello (oggi sede di un avanzato polo tecnologico) è arrivata nei giorni scorsi in una interrogazione presentata durante il Consiglio provinciale dal consigliere meldolese Fabio Fabbri. Il presidente dell'ente Davide Drei si è detto disponibile a verificare questa possibilità con una serie di paletti (le spesa a carico della Provincia, la compatibilità di un faro del genere con il traffico aereo e l'inquinamento luminoso). Il fatto ha scatenato la reazione di un parlamentare Pd che ha presentato sul caso un'interrogazione al Ministero ricordando che in quella Rocca ci furono diversi episodi di torture tra cui quelle terribili a carico del partigiano Antonio Carini. 

E proprio in occasione della commemorazione di Carini, il 18 marzo, l'Anpi farà la sua proposta. "Di solito le commemorazioni si chiudevano al teatro Dragoni con le scolaresche e con le autorità locali e del paese natale di Carini ma, quest'anno abbiamo scelto di concluderle proprio alla Rocca - dice Favali -. Alle 11 faremo la visita alle celle sotterranee guidata da Gabriele Zelli sindaco di Dovadola, poi farò il mio intervento in cui spiegherò nel dettaglio la proposta dell'Anpi". Come dovrebbe essere acceso e cosa dovrebbe simboleggiare Favali ancora non lo anticipa ma esclude che la questione possa essere considerata un omaggio a Mussolini o peggio apologia del Fascismo. "Quando i partigiani riuscivano a togliere un'arma ai nazifascisti o un'auto dei carabinieri non la distruggevano mica perché rappresentava il nemico. Per loro era uno strumento e lo usavano in quanto tale. Il faro per noi è questo. Uno strumento e la differenza la farà il suo utilizzo". 

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