Fusioni di dialetti: volontari per natura al Parco Casentinese

Il dialetto di Napoli si fonde a quello di Torino, passando per l’emiliano, il romano e il pugliese: resiste solo il pane, orgogliosamente senza sale.

Si chiamano Bruno, Elena e Giulia; Valentina, Fabio, Milagros e Daniele: sono i ragazzi e le ragazze che da tutta Italia sono venuti a trascorrere due settimane di agosto come volontari nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il dialetto di Napoli si fonde a quello di Torino, passando per l’emiliano, il romano e il pugliese: resiste solo il pane, orgogliosamente senza sale.

L’obiettivo è però unico: dare un concreto aiuto al Parco facendo un’indimenticabile esperienza immersa nella natura. Unico è anche il gruppo: giovani che la sera si divertono stanchi a chiacchierare e raccontarsi i propri mondi davanti al fuoco di un enorme camino, perché la giornata è stata intensa, faticosa, e l’aria della Casa Forestale che li ospita è pur sempre alta quasi 900 metri sul livello del mare, abbastanza fresca insomma da giustificare un po’ di meritato calore indotto.

Giovani che in poche ore accumulano piatti da lavare, stelle cadute, docce lampo. Giovani che al momento dei saluti, volati come un sogno quindici giorni e quindici notti, lasciano da parte la durezza montanara orgogliosamente presa in prestito, e non risparmiano qualche lacrima, infiniti abbracci, oltre alla promessa e all’impegno di ritrovarsi, ancora qui, magari tra appena un mese per il prossimo censimento del cervo al bramito.

Hanno sudato, e non poco, nelle giornate di maggiore afflusso turistico ai luoghi più frequentati del Parco Nazionale: ripulito i sentieri, ancora increduli nel constatare il perseverare di tanta inciviltà; svolto lavori di manutenzione, come al giardino botanico di Valbonella; fornito semplice ma impagabile assistenza a molti visitatori, dove necessario. Hanno sorvegliato anche gli anfratti più remoti, occhi e orecchie all’erta per segnalare ogni pericolo o stranezza in questi mesi di forte siccità: dagli illegali rifornimenti d’acqua di torrente, una risorsa importantissima da preservare, ai veri e propri principi d’incendio, tragiche calamità boschive per eccellenza.

Hanno infine lavorato a stretto contatto con i vari tirocinanti del Parco: una collaborazione internazionale oltre che formativa, visto che al momento gli uffici del Parco ospitano un biologo spagnolo oltre a due universitari polacchi e un tedesco. In seno a tutti loro sono nate belle amicizie; e di sicuro si è rafforzato l’amore per la foresta e i suoi abitanti, quegli animali che ogni tanto, durante le due settimane, hanno timidamente fatto capolino nel loro campo visivo, come nei prati da fiaba di San Paolo in Alpe; di certo ricomincerebbero daccapo già domani, come d’altronde hanno lasciato scritto nel diario di “casa”.

A fine settembre invece sotto con un altro gruppo: facce nuove con la stessa passione; per maggiori informazioni sugli ultimi turni del 2012 si può consultare il forum http://foreste.casentinesi.forumfree.it o scrivere a volontariato@parcoforestecasentinesi.it. Il Parco in ogni caso il suo obiettivo minimo sembra averlo raggiunto: una partecipazione attiva che lasci il segno; e dal raggiungimento di quest’obiettivo il sentiero del volontariato è ancora lungo e in salita, ma lascia ben sperare. E il panorama da lassù non ha eguali.

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