Giulio Lolli risponde al gip: "Non sono un terrorista islamico, è quanto di più lontano dalla verità"

Dopo l'estradizione dalla Libia è stato ascoltato dagli inquirenti, l'avvocato dell'imprenditore: "Dopo 2 anni di carcere libico è in buone condizioni"

Ha risposto per quasi un'ora alle domanda del giudice per le indagini preliminari, che lo ha interrogato a Roma, Giulio Lolli, l'imprenditore di origini forlivesi ed ex patron di Rimini Yacht estradato dalla Libia con le accuse di terrorismo e traffico internazionale di armi. Già condannato all'ergastolo nel Paese africano, dove secondo le autorità si faceva chiamare "capitano Karim" in relazione alla sua presunta attività di trafficante d’armi per conto di un cartello islamista, in Italia era considerato latitante per la giustizia da 9 anni; da quando cioè il sostituto procuratore Davide Ercolani lo aveva indagato per associazione per delinquere, truffa, falso e appropriazione indebita nell'ambito dell'inchiesta sulla vendita di imbarcazioni di lusso.

"L'ho trovato bene e in salute - ha dichiarato l'avvocato Antonio Petroncini, che assiste l'ex imprenditore - dopo 2 anni in un posto molto brutto. Per quanto riguarda le accuse di terrorismo di matrice islamica, il mio cliente ha respinto con forza le accuse di appartenere a tali gruppi che rappresentano quanto di più lontano ci possa essere dalla sua visione del mondo". "Dal punto di vista difensivo - ha aggiunto il legale - persistono forti perplessità sulla vicenda e siamo sicuri di ribaltare l'ordinanza di custodia cautelare in sede di Riesame. Secondo quanto emerso dalle carte dell'accusa, dal nostro punto di vista ci sono fatti che palesemente non tornano. Il mio assistito si sarebbe vantato di aver combattuto l'Isis e, quindi, come può essere un terrorista islamico? Oltre a presentare ricorso al Tribunale del Riesame, abbiamo anche chiesto di aspettare la decisione dei giudici prima di trasferire Lolli nel carcere di massima sicurezza".

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