I luoghi di culto diocesani dedicati ai santi Pietro e Paolo

Anche nella Diocesi di Forlì-Bertinoro si celebra il culto dei santi Pietro e Paolo, i primi apostoli di Gesù a diffondere il vangelo nel mondo.

La solennità religiosa del 29 giugno dedicata ai santi Pietro e Paolo (in Italia fino al 1977 è stata anche festività civile), è una delle più importanti della cristianità. Si tratta degli apostoli di Gesù, i primi a diffondere il Vangelo in tutto il mondo. Le principali chiese della Diocesi di Forlì-Bertinoro dedicate ai due santi sono quelle di Roncadello e Pieve Salutare, rette rispettivamente da don Antonino Nicotra e don Oreste Ravaglioli, ma ci sono pure San Pietro in Trento e San Pietro in Vincoli, sebbene poste amministrativamente sotto Ravenna. E’ invece comune di Forlì anche se Diocesi di Ravenna-Cervia, il tempio dei Santi Pietro e Paolo di Pievequinta. La chiesa, costruita nell’XI secolo, si erge separata dal campanile, l’unico a forma cilindrica tipica delle pievi ravennati. Poggia su una base quadrata compatta, ritenuta edificata prima dell'anno Mille, su cui si apre l'antica porta.

La Guida di Forlì di Ettore Casadei, pubblicata nel 1927, documenta un altro campanile cilindrico a Bagnolo, a fianco dell’antica chiesa dedicata a San Michele. Distrutto durante la seconda guerra mondiale, è stato ricostruito in forme moderne negli anni '50. All’apostolo Paolo è dedicata la moderna parrocchiale di via Pistocchi, epicentro forlivese dell’attenzione agli ultimi secondo lo schema caro ai due fondatori don Mino Flamigni e don Amedeo Pasini, recentemente scomparsi. “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa”. All’apostolo investito della dignità di primo papa da Gesù Cristo in persona, è intitolato il centro di culto omonimo posto a Forlimpopoli, in via Massi 15. “Il tempio originario – scrive Silvia Bartoli, direttore del Museo “Tobia Aldini”, sul sito ufficiale del Comune artusiano - viene edificata in stile romanico, all'inizio del XII secolo, all'epoca in cui a Forlimpopoli, divenuta sede di Comune, si assiste alla rinascita dell'abitato e al progressivo espandersi del tessuto urbano verso Est, ben oltre i confini dell'antico centro di epoca romana. Dell'antica costruzione resta testimonianza nell'iscrizione posta sull'ingresso dell'attuale chiesa che riporta la data del 1108. Andata completamente distrutta nel 1361, la chiesa è immediatamente ricostruita. Fra il 1823 e il 1837 subisce importanti trasformazioni secondo il gusto neoclassico, che le conferiscono l'aspetto attuale”.

La devozione per Pietro “pescatore d’anime” e primo pontefice romano, su cui Gesù Cristo ha letteralmente fondato la sua chiesa, è presente a Forlì dalla notte dei tempi. Sull’attuale corso Mazzini, all’imbocco di quest’ultimo con la via Cantoni, durante i lavori di costruzione del condomino sorto nel 1959 sulle cosiddette case Cimatti, sono riemersi i resti della scomparsa chiesa di San Pietro in Scottis, che ha dato il nome all’intero Borgo San Pietro. “L’origine dell’appellativo ‘in Scotto’ – scrive monsignor Antonio Calandrini nel primo volume degli ‘Atti dei convegni di Cesena e Ravenna’ – va ricercato nel fatto che il luogo di culto risale agli Irlandesi o Scotti che, essendo infaticabili pellegrini a Roma e in Terra Santa, fondarono ovunque in Europa e in Italia chiese e ospedali. Una simile San Pietro in Scottis era pure a Ravenna”.

La chiesetta forlivese figura, con altri templi cristiani, nella donazione fatta all’abbazia benedettina di San Mercuriale dal vescovo diocesano Alessandro nel 1170. Soppressa come parrocchia nel 1464 dal vescovo Paladini, San Pietro in Scotto rimase cappellania, ossia un luogo di culto secondario. Ma non cadde certo nel dimenticatoio, essendo divenuta “spedale” della Congregazione di San Pietro, che radunava giovani di ogni ceto per scopi di pietà e beneficenza. Della chiesa di San Pietro in Scottis si perde ogni traccia nel XVI secolo. Viste le sue ridotte dimensioni, non è escluso che sia stata sacrificata alle esigenze di espansione edilizia di alcune nobili famiglie cittadine. 

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