Il vescovo Livio pellegrino in Kenya: "Lo spirito di Annalena è ancora vivo e attraente"

Intervista al vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Livio Corazza, appena rientrato dal viaggio in Kenya, nei luoghi in cui nel 1969 Annalena Tonelli avviò la sua straordinaria parabola caritativa nel Corno d’Africa fra i “paria” del mondo

Il vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza, è appena rientrato dal viaggio in Kenya, nei luoghi in cui Annalena Tonelli avviò la sua straordinaria parabola caritativa fra i “paria” del mondo. Com’è noto, la missionaria forlivese fu uccisa con un colpo alla nuca da due sicari la sera del 5 ottobre 2003, all’uscita dall’ospedale-sanatorio da lei attivato a Borama, in Somaliland. La meta principale del “pellegrinaggio” nel Corno d’Africa della delegazione forlivese, composta dal vescovo, dal nipote di Annalena Andrea Saletti e da rappresentanze della cooperativa sociale Paolo Babini, del Comitato per la lotta contro la fame nel mondo e dell’associazione VolontariA, è stata Wajir, in Kenya, dove sono state inaugurate tre nuove aule della scuola primaria pubblica della città, voluta dalla Paolo Babini per ricordare il suo fondatore, don Mino Flamigni, scomparso il 24 gennaio 2018. 

Monsignore, alcune impressioni maturate nel suo animo alla vista dei luoghi in cui Annalena avviò la sua missione fra i più poveri del mondo
La prima cosa che mi ha colpito, guardando dall’aereo la cittadina di Wajir, in Kenya, sono state le capanne. Solo dopo essere atterrato ho scoperto che, sotto quei teli color arancione, posti per ripararle dalla pioggia, c’erano delle capanne, da cui uscivano giovani donne i cui vestiti sembravano appena lavati e stirati. Mi hanno molto impressionato, in negativo, anche le distese di bottiglie di plastica disseminate un po’ ovunque. Ma ho visto anche strade asfaltate, case in costruzione, cellulari in mano a ragazzi e ragazze… e poi le scuole, che possiamo definire come le spie del cambiamento. Ai miei occhi è apparsa una commistione di povertà e segni di speranza.

L'orgoglio della chiesa forlivese e del suo pastore per questa grande donna, che si arrabbiava quando le facevano notare il suo vivere da santa in mezzo ai reietti del mondo
Alzi la mano chi ha mai pensato, anche per un attimo, di andare a vivere come Annalena a Wajir. Chi ha avuto il coraggio di seguirla? Pochissimi. E infatti era rimasta sola. Dobbiamo cercare di capire cosa intendiamo quando parliamo di santità, che non è stare sopra un altare con le mani giunte. Non esiste un santo uguale all’altro. Cosa lega Benedetta ad Annalena? Apparentemente niente: Benedetta giaceva immobile a letto, mentre Annalena non era mai ferma. Una sola cosa le univa: l’amore per Dio. Annalena non riusciva a stare un giorno senza pregare e passava lunghe ore in contemplazione e in silenzio. L’eremo di Wajir è il simbolo di Annalena, un rifugio, ma anche una pista di lancio da cui ripartire, rinfrancata nel suo spendersi per gli altri.

Cosa si porta nel cuore da Waijir?
Prima di tutto le suore, giovani africane non somale (provengono da altre zone del Kenya), che si stanno spendendo per i somali. In particolare vorrei ricordare l’insegnante della scuola per sordi, felice di essere con i somali. Mi porto nel cuore il vescovo di Garissa, religioso cappuccino, che ci ha detto di essersi fatto frate per vivere in modo semplice il vangelo. Ma anche la dignità e la fierezza di una donna a cui abbiamo portato biscotti e vestiti, piena di rughe e acciaccata, ma sorridente. E infine i bambini e le tante giovani dagli occhi bellissimi e intelligenti: in quelle creature ho visto la speranza di Wajir.

Cosa rimane di Annalena nei luoghi dove ha operato nei suoi primi anni di missione, nella gente per cui si è immolata?
Il fatto che dopo 35 anni siamo tornati sulle sue orme a Wajir, la presenza della parrocchia cattolica, la collaborazione con la scuola gestita dagli islamici, alla quale è stata donata l’aula intitolata a don Mino, le comunità di suore che si spendono per i bisogni dei più poveri, sono tutti segni visibili che lo spirito di Annalena è ancora vivo e attraente.

Wajir (Kenya)  l'eremo di Annalena-2

Foto di gruppo delegazione forlivese a Wajir1-2

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