In piazzale della Vittoria emergono preziosi reperti funebri dell'antica Forlì romana

Sotto piazzale della Vittoria c'è un importante brandello della storia romana di Forlì. I ritrovamenti sono andati oltre ogni aspettativa, accendendo una nuova luce sullo sviluppo della nostra città

Sotto piazzale della Vittoria c'è un importante brandello della storia romana di Forlì. In parte era atteso, ma i ritrovamenti sono andati oltre ogni aspettativa, accendendo una nuova luce sullo sviluppo della nostra città nel primo secolo Dopo Cristo, l'antica “Forum Livii” che nel suo nucleo storico romano distava circa un chilometro da piazzale della Vittoria (si trovava dove attualmente c'è la Questura in Corso Garibaldi).

L'antica via Emilia

In occasione degli scavi nel piazzale - per la posa della moderna rete del teleriscaldamento che dovrà unire il campus universitario a viale della Libertà – sono riemersi vari strati della via Emilia, con l'antico acciottolato del 1800 (con ancora visibili i solchi delle ruote dei carri) fino a scendere ai livelli più antichi della strada consolare (gli scavi sono ancora in corso). Il reperto è emerso sotto il monumento ai Caduti, proprio in mezzo alla piazza, là dove erano attesi. E' la conferma che l'antica via Emilia dei romani correva esattamente dove c'è l'attuale strada, lungo l'asse di viale Roma. Da circa 2.200 anni quella strada si trova esattamente allo stesso punto. Tale evidenza era già emersa quando circa dieci anni fa è stato realizzato il primo tratto di tangenziale Est che interseca viale Roma al Ronco.

IL VIDEO: I ritrovamenti spiegati dalla Soprintendenza

Preziose sepolture romane

Ma se la via Emilia era già prevista e quindi messa in conto anche nella pianificazione dei lavori di Hera, la grande sorpresa è arrivata scavando nell'area del piazzale della Vittoria di fronte alla pizzeria Qbio, dove attualmente c'è un restringimento di carreggiata. Qui, ad alcuni metri di distanza dal tracciato dell'antica via Emilia, a circa un metro e 20 centimetri di profondità, sono comparse delle sepolture romane ben conservate, più di una decina in tutto. Da una parte si tratta di tombe in laterizio con copertura a doppio spiovente, le cosiddette “tombe a cappuccina”, dall'altra, ancora più rare e preziose, delle tombe per incinerazione diretta. In sostanza, in una fossa rettangolare il defunto veniva cremato  con un rituale che prevedeva di gettare nel fuoco oggetti della vita comune o rituali. Ed è così che sono state trovate piccole ampolle di vetro blu e giallo (balsamari), anfore per i riti di libagione (in sostanza si banchettava ritualmente sulla tomba del defunto), lanterne in bronzo alterate dal fuoco, pedine da gioco. Il tutto vicino a frammenti di ossa bruciate (un teschio in particolare è emerso ben conservato). Avere tombe ai lati delle strade più battute e frequentate era motivo di prestigio, perché  l'essere visibili da vie di traffico intenso in un qualche modo perpetuava maggiormente il ricordo del defunto. Non sono state ritrovate lapidi o iscrizioni.

“Questo ritrovamento attesta lo stato di crescita della città di Forlì nel primo periodo imperiale romano – spiega Monica Miari, funzionario della Soprintendenza Archeologica di Ravenna -, è raro trovare in Romagna delle sepolture di questo tipo. La particolarità non sta nei singoli reperti ritrovati, ma nel contesto che ci permette di approfondire le modalità della devozione funeraria degli antichi romani”. Nel periodo in cui sono state realizzate queste tombe, infatti, la via Emilia, una degli assi più importanti della colonizzazione romana, veniva ampliata a 7 metri di larghezza e di pari passo si sviluppava sempre di più la città di Forlì. Si importavano quindi dai grandi centri urbani usi, consuetudini e oggetti vari, tra cui appunto quelli riguardanti i riti funerari.

Tenuto conto che delle tombe romane per inumazione erano state individuate nei lavori di realizzazione dei "palazzi gemelli" all'imbocco di corso della Repubblica, nel 1933, dove una volta si trovava la Barriera Cotogni, è probabile che quella zona agricola all'ora fuori dalle mura romane di alcune centinaia di metri fosse un sepolcreto ad uso del Foro di Livio.

IL VIDEO: Focus sui reperti ritrovati, i dettagli

Il futuro dei reperti

“E' emersa la Forlì più antica, con ritrovamenti in parte immaginabili, ma in parte sorprendenti”, commenta il sindaco di Forlì Davide Drei che non esclude per il futuro, ancora tutto da definire, la sistemazione in museo di questo patrimonio. La strada è ancora lunga: i reperto vanno puliti, restaurati, non male sarebbe fare degli esami del Dna sulle ossa che potrebbero dare molte informazioni sulla cultura dell'epoca, ma i fondi sono sempre pochi e i tempi lunghi. “Sono possibili anche degli studi tecnologici come per esempio ricostruzioni in 3D”, ricorda Miari.

Il cantiere

I primi e più significativi reperti sono emersi circa a metà settembre. Attualmente l'attività archeologica, curata dagli esperti della ditta Tecne di Riccione, è circa a due terzi dello scavo. Hera, da parte sua, sta operando da altre parti (in piazzetta Sferisterio e via Porta Cotogni) e quindi il cantiere non sta subendo eccessivi ritardi. Si presume che l'attività di scavo possa protrarsi per alcune settimane, per poi portare all'eliminazione del restringimento di carreggiata nell'incrocio più trafficato di Forlì alla fine di novembre, al massimo i primi giorni di dicembre.

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