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Sicurezza Stradale in Europa, l'Asaps: "Vicini alla recessione"

La sicurezza stradale in Europa ha subito un brusco rallentamento: lo rende noto la Commissione Europea pubblicato lo scorso 29 marzo, sostanzialmente sfuggito alle cronache italiane

Redazione23 aprile 2012

La sicurezza stradale in Europa ha subito un brusco rallentamento: lo rende noto la Commissione Europea pubblicato lo scorso 29 marzo, sostanzialmente sfuggito alle cronache italiane, che fa il punto sulla situazione nei 27 stati membri, evidenziando un brusco arresto della tendenza che aveva consentito all’UE di far regredire la mortalità sulle strade. Il 2011, grazie ai dati (purtroppo ancora provvisori) elaborati dall’ufficio del Commissario Europeo ai Trasporti, si è chiuso con un calo del numero delle vittime del 2% (85 morti al giorno).

 “Si tratta – spiega Giordano Biserni, presidente dell’ASAPS – di un dato che, preso nel suo complesso, indica una sostanziale stagnazione, ma se andiamo a spulciare i bollettini dei singoli stati scopriamo che in paesi ritenuti gli ideatori delle strategie della sicurezza stradale, e per questo più virtuosi, il numero dei morti è aumentato vertiginosamente. Significa che si è arrivati al punto di non ritorno: ora comincia l’inversione di tendenza”.

L’analisi della Commissione Europea ha infatti rivelato che in Svezia, paese protagonista della messa in sicurezza delle strade, il numero di morti è aumentato del 18%. Male anche il già virtuosissimo Lussemburgo (+13%), seguito dalla Germania senza limiti (+10%), dalla Polonia (+7%), dal Regno Unito (+5%) e infine il Belgio (+4%).

“È arrivato il momento – aggiunge Biserni – di cambiare marcia. È qui serve un motore più potente, non sulla strada. Bisogna arrivare ad una legislazione comune per tutti, armonica, che garantisca un rispetto generalizzato di regole condivise. Penso a limiti alcolemici uguali per tutti, a una patente a punti identica per tutti i conducenti dei 27 stati, a limiti di velocità uniformi su tutte le strade dell’Unione”.

“Da molti anni ormai assistiamo a continui proclami di giri di vite e di accordi annunciati – afferma il presidente dell’Asaps – ma tutto si arena appena fuori dell’Europarlamento e resta lettera morta. Serve un trattato come quello sottoscritto a Schengen, che consenta alle forze di Polizia di avere informazioni in tempi reali e alle Autorità competenti la possibilità di perseguire i trasgressori stranieri anche nel loro paese di origine”.

Studi europei indicano che le probabilità che un conducente straniero commetta un'infrazione sono tre volte superiori rispetto a un residente. Inoltre, il conducente straniero pur rappresentando in media il 5% del traffico è responsabile del 15% delle infrazioni per eccesso di velocità “molte delle quali – dice ancora Giordano Biserni – restano impunite, a parte quelle per le quali sia stato possibile il fermo del veicolo sul posto”.

La situazione italiana appare, nel contesto europeo, in leggero miglioramento (-4% dei morti), ma i dati forniti alla Commissione Europea sono quelli della sola Polizia Stradale e Carabinieri, elaborati dal Ministero dell’Interno. Mancano, all’appello, tutti i numeri della Polizia Locale che nel 2010 ha rilevato il 65,5% dei sinistri.

“Oltre che essere carenti nella messa a disposizione dei nostri numeri – afferma Biserni – diamo anche un’idea sbagliata di ciò che siamo. Infatti, come purtroppo noto, Istat riesce a chiudere il rapporto sulla sinistrosità solo a novembre dell’anno successivo, quando negli altri Stati (a farci compagnia c’è la sola Spagna, almeno quest’anno) si ha già un quadro chiaro di ciò che sta avvenendo. I nostri studi e quelli dell’associazione Lorenzo Guarnieri, hanno però rivelato che ci sono forti imprecisioni anche sul numero dei morti, registrati ovviamente per difetto”.

“Diciamo al mondo e a noi stessi che sono morte meno persone di quanto effettivamente siano rimaste uccise – conclude il presidente dell’ASAPS – e abbiamo bandito cause come l’ebbrezza alcolica o da stupefacenti dalla rilevazione. Chiaro che così non andiamo da nessuna parte e il sistema di raccolta dati va corretto”.

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Giordano Biserni

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