Gli studenti di Interpreti e traduttori contro la D’Urso: “Ci ha infangato”

Barbara D'Urso rasenta la figuraccia con l'atleta olimpico francese Camille Lacourt e lancia un messaggio poco corretto sul mestiere degli interpreti: "costano troppo". Si sollevano gli studenti di Interpreti e Traduttori di Forlì

Un'intervista in pseudo-francese che ha rasentato il ridicolo, 10 minuti di discutibile offerta televisiva ma sopratutto un messaggio poco corretto al pubblico sul mestiere degli interpreti: "costano troppo". E' quello che ne è uscito da una puntata di "Pomeriggio Cinque", lo scorso 9 ottobre, in cui Barbara D'Urso ha tentato di intervistare in lingua l'atleta olimpico francese Camille Lacourt.

L'esordio della presentatrice è stato  "Io in francese so dire solo Bonjour, lo intervisterò in napoletano". Tutto questo giustificato dal fatto che un interprete sarebbe costato troppo a Mediaset. Gli studenti di Interpreti e Traduttori di Forlì si sono sollevati offesi dall'atteggiamento e dalle dichiarazioni della D'Urso e hanno fatto sentire la loro indignazione attraverso la lettera che pubblichiamo.

"Questa è una lettera scritta a più mani da tanti studenti di Traduzione ed Interpretazione che, stanchi dell'ennesima mancanza di rispetto, hanno deciso di prendere 'carta e penna' e di farsi sentire. Normalmente non siamo in prima pagina, per la natura stessa della nostra professione. L'interprete o il traduttore è sempre una figura nascosta che più è capace più passa inosservato. Normalmente si parla di noi solo quando qualcuno svolge male il proprio lavoro, facendosi così notare, perché il nostro scopo non è avere il ruolo del protagonista bensì è far comunicare gli altri, superando le differenze linguistiche e culturali (quest'ultima cosa poi viene di solito dimenticata, come se una lingua non portasse con sé una cultura propria, un mondo fatto di abitudini, di credenze, di storia, che è necessario conoscere per non incorrere in incomprensioni). Si tratta quindi di un lavoro tanto delicato quanto, purtroppo, sottovalutato."

"Questa volta però, vorremmo prendere metaforicamente la parola, per esprimere i nostri pensieri, perché non se ne può più. Abbiamo assistito ad un siparietto vergognoso tenutosi a "Pomeriggio Cinque", nella puntata del 09/10/2012, in cui Barbara D'Urso finge di intervistare l'atleta olimpico francese Camille Lacourt. Finge, sì. Perché in un'intervista si presume che intervistatore ed intervistato si capiscano. In questo caso invece manca poco che la presentatrice inizi a spiegarsi a gesti. Per capire quanto poco faccia ridere la scena (nonostante le grasse risate della D'Urso e del pubblico in studio) è sufficiente guardare la faccia basita di Lacourt, che si starà chiedendo probabilmente se in Italia è una cosa normale condurre interviste surreali di questo genere. E tutto questo perché? Perché, cito testualmente la presentatrice "Camille è francese. Io parlo, diciamo, bene inglese ma non parlo il francese. Allora abbiamo chiesto un traduttore, il traduttore ci ha chiesto un sacco di soldi e quindi noi abbiamo deciso che siccome siamo tutti in economia non potevamo permetterci un traduttore."

"Allora, procediamo con ordine. Per prima cosa che Mediaset non abbia i soldi per pagare un interprete è impensabile (chissà quanto pagano la comparsata di cinque minuti di un tronista?). È semplicemente un insulto all'intelligenza dei telespettatori. Per cui se a "Pomeriggio Cinque" ci tengono tanto a far sentire a disagio l'ospite in studio ("io le leggerò a Camille, che non capirà nulla, già lo so", "Lui non sta capendo nulla di quello che sto dicendo, ma va bene così") e a montare scenette di dubbia comicità potrebbero anche dirlo chiaramente "Potevamo chiamare un interprete, ma se la Canalis a San Remo intervista De Niro in un improbabile inglese, noi, in Mediaset, non vogliamo esser da meno e facciamo parlare alla D'Urso un francese maccheronico, perché fa tanta simpatia".

Punto secondo: giustificare la scelta dicendo che lo fanno perché "siamo tutti in economia" è ancor più rivoltante. Non è solo un insulto all'intelligenza, è un insulto a tutte quelle persone che vivono davvero in economia, ogni giorno, che non sanno come arrivare a fine mese. Ma su questo non c'è bisogno di dilungarci, crediamo che gli italiani sappiano purtroppo molto bene cosa significhi "essere in economia" e non abbiano bisogno di sentire anche gli sfottò superficiali di chi palesemente non vive in ristrettezze economiche."

"In terzo luogo, perché si deve trasmettere pubblicamente l'immagine che un interprete 'chiede un sacco di soldi'? Innanzitutto in Italia ci sono tanti interpreti e non tutti chiederanno la stessa tariffa, tanto per dirne una, ma soprattutto che motivo c'è di declassare così una professione? Gli interpreti e i traduttori sono professionisti come tanti altri che meritano di ricevere un giusto compenso per i servizi che offrono, servizi che, come è chiaro a tutti, non sono così scontati dato che la signora D'Urso si sarebbe fatta capire meglio con un disegnino. Perché in Italia (e diciamo in Italia non a caso perché in altri paesi c'è molta più consapevolezza a riguardo e molto più rispetto per queste professioni) si deve denigrare così questo mestiere? Si fa forse la stessa cosa quando si parla di medici, ingegneri, avvocati ed altro ancora? L'interprete e il traduttore sono persone che hanno delle competenze che altri non possiedono (non è sufficiente sapere le lingue per fare bene questo lavoro) e sono persone che nella maggior parte dei casi hanno studiato anni per diventare quello che sono. Se non sempre è così la colpa è anche della mancanza di un albo, di un riconoscimento a livello giuridico e, più in generale, della mentalità diffusa nel paese, secondo cui chiunque può tradurre e interpretare."

"Vi inviamo questa lettera perché nel nostro piccolo vorremmo contribuire a cambiare le cose, perché ci stiamo impegnando da anni per diventare dei professionisti qualificati e non vogliamo sentirci infangare gratuitamente tanto per fare spettacolo. Speriamo di veder pubblicata la presente per poter aumentare la consapevolezza delle persone, a prescindere che si trovino o meno ad aver bisogno di un interprete o traduttore nella loro vita, per far capire che noi puntiamo alla qualità, con preparazione e grande serietà, ma che dall'altro lato vorremmo, per lo meno, rispetto."

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