Istituto Artusi e associazione Libera fanno il pieno alla Tavola della Legalità

Oltre 150 persone, tra docenti, genitori, soci, amici e semplici cittadini, così tanti che, pur essendo gremita, la grande sala dei ricevimenti dell’Istituto forlimpopolese non è riuscita a fare spazio agli oltre 70 ospiti rimasti in lista d’attesa

In tantissimi hanno risposto, con slancio e impegno civile, all’appello in favore della legalità e del diritto lanciato giovedì in occasione della cena proposta dall’Istituto Alberghiero “P. Artusi” di Forlimpopoli e dall’Associazione Libera, perché le mafie si possono sconfiggere anche a tavola, con gusto. Oltre 150 persone, tra docenti, genitori, soci, amici e semplici cittadini, così tanti che, pur essendo gremita, la grande sala dei ricevimenti dell’Istituto forlimpopolese non è riuscita a fare spazio agli oltre 70 ospiti rimasti in lista d’attesa.

La serata ha rappresentato il momento culminante e conclusivo di un itinerario didattico-formativo con al centro i temi della responsabilità sociale e della legalità democratica proposto agli studenti di alcune classi 5^, unendo i tratti della convivialità e quelli più impegnati della giustizia e della tutela dei diritti a testimonianza di come il contrasto alle mafie non possa reggersi solo sull’indignazione, ma sulla forza della proposta e del progetto con spirito di condivisione e corresponsabilità. Dopo il saluto introduttivo del dirigentescolastico Giorgio Brunet, è toccato a Franco Ronconi, referente dell’Associazione Libera per la provincia di Forlì-Cesena, illustrare le finalità della serata, dedicata, vista la concomitanza del calendario, alle donne calabresi, vere madri-coraggio che da sei anni chiedono di rinunciare alla potestà genitoriale sui figli per sottrarli alla vita in un contesto mafioso. È stata poi la volta dei ragazzi delle classi quinte che hanno presentato il percorso didattico svolto all’insegna dei valori dell’impegno civile e della cittadinanza attiva, portati in tavola anche grazie all’altissima professionalità di coloro che, in cucina e in sala, hanno preparato e servito le prelibatezze di piatti a base di prodotti di Libera Terra, dimostrando come il diritto e la giustizia possano rinascere dalla terra e dal gusto.

Compagni a tavola sono state le figure di don Peppe Diana, Margherita Asta, la giornalista Federica Angeli, Francesca Morvillo, Rosaria Costa, moglie di Vito Schifani agente della scorta di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci, a tutti loro, uomini e donne innocenti che hanno lottato contro la mafia o di essa sono state vittime, i ragazzi hanno prestato la loro voce facendo rivivere la memoria delle loro vite straordinarie perché normali. Altro momento topico e carico di emozione è stata la testimonianza di Roberto Fiorillo, agronomo della cooperativa sociale “Le terre di don Peppe Diana – Libera Terra” di Castel Volturno (Caserta) che ha ribadito la forza educativa e il sacrificio del sacerdote, che contrastava la camorra principalmente con l’arma della parola e togliendo i giovani dalla strada, dove avrebbero rischiato di entrare a far parte della manovalanza camorristica. Una delle proposte alternative è stata proprio quella dell’agricoltura biologica e della produzione della mozzarella di bufala, attività di per sé redditizia, tanto da essere considerata l’oro bianco della Campania.

Fiorillo ha spiegato come “la cooperativa gestisce beni confiscati alla criminalità organizzata coltivando e commercializzando prodotti esito di una doppia bonifica, anzitutto materiale, in quanto provenienti dai terreni confiscati, e poi etica, dando lavoro regolare ai soci e collaboratori e producendo alimenti biologici. Fiorillo ha, inoltre, invitato ad essere vigili ed attenti, scegliendo prodotti realizzati in modo trasparente, soprattutto al Nord dove maggiore è il rischio d’infiltrazione mafiosa e, in particolare, in Emilia-Romagna, modello illustre e consolidato di ospitalità che fa gola a chi deve investire capitali illeciti. “È stata una serata riuscitissima – ha commentato il Dirigente Scolastico – in cui tutta la collettività si è stretta con spirito di condivisione e corresponsabilità e ha abbracciato la comunità educativa per tracciare insieme nella terra e a tavola solchi di verità, diritto e giustizia”.

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