L'Apollo chiude per sempre, Minisci: "Non è giusto farlo morire così"

Michele Minisci, storico fondatore del Naima Club e parte attiva delle iniziative musicali forlivesi da oltre trent'anni, non ci sta: "Non è giusto farlo morire"

“L’iniziativa denominata “The Last Apollo” andata in onda domenica mattina dentro il suggestivo teatro forlivese a me è sembrata fuori luogo, e anche macabra, in quanto si è voluto testimoniare, quasi celebrare, la morte di un Teatro, l’unico vero teatro cittadino”. La chiusura dell’ennesimo pezzo di storia culturale forlivese, il cinema teatro Apollo, fa ancora discutere e sull’argomento è intervenuto anche Michele Minisci, storico fondatore del Naima Club di Forlì.

“Davanti ad uno sparuto gruppetto di cittadini sbalorditi e meravigliati si è celebrato la morte di un sogno, sicuramente mio ma credo di tutta la città, e dato che io sono il “sognatore” per eccellenza di questa città sono il più autorizzato a dire la mia. Nel 1980 - dice Minisci - insieme ad un gruppo di amici, di fondare il più grande jazz club del “mondo” presso la storica balera “Ciaika”, da 1.000 posti, a San Martino in Strada, che stava per chiudere i battenti perché il liscio e la tombola non tiravano più, e mettemmo così le radici del Naima club”. Quel locale è poi diventato l’Empyre, discoteca di tendenza, rimasta in vita fino a pochi anni fa.

“Nel 1987 ho sognato di  aprire un locale vicino ai binari della ferrovia per sentire il lacerante fischio del treno che poteva dare inizio ai nostri concerti, come succedeva nei locali della Louisiana.  E così ho deciso di “ripulire”, insieme ad altri amici, la sala d’attesa della vecchia stazione di Forlì, costruendo il palco, l’impianto luci, di aspirazione, ecc…, e abbiamo iniziato ad aprirci anche alle “altre” musiche. Infatti  un giovane cantante di nome Vinicio Capossela ha cominciato a muovere i primi passi in quella che poi sarebbe diventata per tutti la “Vecchia Stazione””, continua Michele Minisci. Un locale che dopo il trasferimento del Naima presso la Taverna Verde ha continuato a vivere di vita propria rimanendo aperto fino a qualche anno fa per cinque giorni alla settimana.

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