“L’è turneda la neva grossa”, il ricordo degli anziani

Ma c'è anche chi va a ritroso ai primi anni '50, sino a scomodare il drammatico 1929. Rosanna Cimatti abitava con la famiglia nella frazione rurale di Malmissole. Ecco il suo ricordo

“L’è turneda la neva grossa”. Ai forlivesi più anziani, l’incredibile nevicata di questi giorni fa riemergere ricordi lontani: 1985, 1979 e 1956. Ma c’è anche chi va a ritroso ai primi anni ’50, sino a scomodare il drammatico 1929. Rosanna Cimatti abitava con la famiglia nella frazione rurale di Malmissole. “Ricordo che per tutto il dopoguerra e sino al 1961, a gennaio e febbraio ha sempre nevicato molto. Noi bambini uscivamo nell’aia a giocare, senza dimenticare di aiutare i genitori nei lavori di casa”.

Il padre Sante Cimatti (detto Tininéna, figura storica immortalata nel libro “Storie di Campagna”, edito da “Risguardi” per conto del Consorzio Agrario Interprovinciale di Forlì-Cesena e Rimini,), conduceva con la famiglia e alcuni garzoni, un podere di media pezzatura sulla via Trentola. L’arrivo della neve era annunciato dal nervosismo degli animali. “Fino all’avvento dei primi trattori – continua Rosanna – quando il manto nevoso raggiungeva misure cospicue, si tirava fuori la pariglia dei buoi dalla stalla per spalare.

Ma c’era anche chi usava i cavalli da tiro. L’importante era liberare pure il tratto di strada antistante la nostra proprietà”. Nelle lunghe sere d’inverno, mentre fuori imperversa la bufera, le famiglie contadine si riparavano nelle stalle, passando il tempo in “treb” farciti di chiacchere e memorabili partite di marafone. Anche con le strade ostruite, Rosanna cercava di raggiungere la città, in bici o a piedi, per ritirare la posta. Dai ricordi di Marino Monti, noto poeta romagnolo ed esperto di tradizione, emerge, invece, un evento quasi del tutto dimenticato: il pellegrinaggio alla Madonna del Fuoco dei padri Saveriani.

“Abitavo a Pieveacquedotto – racconta Monti – e nei primi anni ’50 nevicava spesso e abbondantemente. Di una mattina di fine gennaio, forse del 1953, ricordo lo scalpiccio di questi religiosi, provenienti da San Pietro in Vincoli, che camminavano in fila indiana sulla via Ravegnana diretti alla novena della patrona. San Pietro in Vincoli, frazione amministrativa del territorio comunale di Ravenna, ecclesiasticamente è da sempre unita alla Diocesi di Forlì. Quell’insolito rumore dato dallo scricchiolio del ghiaccio sotto i calzari, e quel vociare diffuso intercalato a preghiere ed orazioni, Marino se lo porta indelebile nella memoria. La testimonianza più eclatante, proprio perché va dritto al cuore del mito, il “nevone” del 1929, 90 centimetri di bianca coltre immortalati da Fellini nel suo film-culto “Amarcord”, è merito di Sauro Rocchi

. “Avevo pochi anni – dichiara il noto illustratore, da un trentennio alla ribalta forlivese per la caratterizzazione a china ed inchiostro dei principali monumenti cittadini – ma ricordo bene quella mattina in cui mio padre Aurelio, aprendo la porta di casa, si trovò di fronte un muro di neve”. I Rocchi abitavano all’inizio di corso Garibaldi, non lontano da Porta Schiavonia. Babbo Aurelio, che era un pezzo d’uomo, prese una pala e si fece largo sino al centro della strada. Poi andò a guadagnarsi il pane quotidiano, spalando neve per amici e conoscenti.

“I pubblici poteri – precisa Sauro – non lo consideravano minimamente per un impiego: mio padre era bracciante, ma anche socialista, e pertanto messo all’indice dal potere fascista dell’epoca. Fortuna vuole che fosse prestante e solido, tanto da essere ingaggiato regolarmente dai fattori per la mietitura e i lavori dei campi. Dal cilindro di quel fatidico 1929, Rocchi estrae un’altra inquietante analogia con l’anno corrente: oggi come allora “piovve sul bagnato”. L’impressionante mole di neve che impastò Forlì e l’Italia fascista ai primi di febbraio, andò di pari passo con una crisi economica senza precedenti, generata dal crollo di “Wall Street” e delle finanze mondiali.

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