"La parrocchia non è più luogo di conservazione della fede, ma è chiamata a dare testimonianza dell’annuncio"

Il vescovo Corazza ha dato appuntamento a venerdì per il secondo incontro di Coriano tenuto da don Armando Matteo, sul tema: “I giovani e il rischio di noia delle nostre celebrazioni: recuperare il senso della festa”

Chiesa di Coriano gremita lunedì scorso per il primo dei quattro “Incontri formativi di Coriano”, promossi dalla Diocesi di Forlì-Bertinoro per approfondire il tema biennale della “Fraternità, come chiesa che evangelizza con la bellezza della liturgia”. “Dobbiamo partecipare a Coriano – aveva scritto il vescovo Livio Corazza alla vigilia dell’evento - perché è necessario che tutti ci ritroviamo per condividere riflessioni, speranze e preoccupazioni della nostra chiesa. Nei prossimi mesi dovremo prendere delle decisioni... e avremo bisogno del contributo di tutti coloro che hanno riflettuto e meditato”.

“E’ bello per noi essere qui”, esordisce il presule friulano, a Forlì dall’aprile 2018, riprendendo il titolo d’insieme degli incontri. Dopo aver ringraziato apertamente i fedeli per aver raccolto l’invito in così gran numero, introduce il relatore della serata, fratel Enzo Biemmi. Religioso appartenente alla Congregazione dei Fratelli della Sacra Famiglia, Biemmi si è formato all'Università di Filosofia di Torino e allo Studio Teologico di Verona, per poi conseguire il dottorato in teologia all'Università Cattolica di Parigi e in Storia delle Religioni e Antropologia Religiosa alla Sorbona.

Il tema della serata, “La parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede”, di primo acchito poteva apparire solo per addetti ai lavori. Biemmi ha invece catalizzato l’attenzione dei presenti, proponendo un raffronto fra passato, presente e futuro del grado di partecipazione degli italiani alla vita ecclesiale. Già dalla premessa, sintetizzata da una proiezione su schermo dei tre anni emblematici di comparazione, 1960, 2020 e 2060, si intuisce dove il relatore intende approdare logicamente: “In passato la parrocchia era un approdo naturale per gran parte degli italiani, un porto sicuro condiviso dalla massa. Oggi invece è urgente che si ponga al servizio della nascita e della rinascita della fede”. Se nel 1960 si nasceva e cresceva in famiglie e ambienti composti da credenti, che frequentavano parrocchie in cui operava una pastorale di conservazione, “nel 2060 da un cristianesimo per convenzione si sarà passati ad un cristianesimo per convinzione”.

Se nel 1960 c’era una sorta di monocultura e non si poteva non essere cristiani, già oggi, nel 2020, si opera da componente minoritaria in un luogo in cui l’essere cristiani non è più sentito come necessità per vivere umanamente. La parrocchia non è più luogo di conservazione, ma è chiamata a dare testimonianza dell’annuncio: “Viviamo in una comunità impegnata a suscitare vite cristiane”. Guai a pensare di dover moltiplicare le energie per ripristinare il mondo com’era: prendiamo atto del cambiamento dei tempi e del fatto che già adesso “siamo chiamati a dare il Vangelo a tutti e il Sacramento a qualcuno”. Alla fine, il vescovo Corazza ha dato appuntamento a venerdì per il secondo incontro di Coriano tenuto da don Armando Matteo, sul tema: “I giovani e il rischio di noia delle nostre celebrazioni: recuperare il senso della festa”.

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