La radiografia delle 12 moschee in provincia: irregolarità in oltre la metà dei locali

Irregolarità diffuse per quanto riguarda i luoghi di culto islamici nella provincia di Forlì-Cesena, sul profilo dell'adeguatezza igienico-sanitaria e della sicurezza dei locali

Irregolarità diffuse per quanto riguarda i luoghi di culto islamici nella provincia di Forlì-Cesena, sul profilo dell'adeguatezza igienico-sanitaria e della sicurezza dei locali. La radiografia arriva da un'attenta analisi del Comando Provinciale dei Carabinieri, che negli scorsi mesi ha completato una dettagliata analisi delle cosiddette moschee o centri di cultura islamica presenti nel territorio di Forlì-Cesena, per conto della Prefettura. Ben 12 luoghi di culto controllati in cui la stragrande maggioranza mostrano irregolarità grandi e piccole. Il Prefetto nella sua missiva ha esortato i sindaci di ben 11 Comuni a prendere provvedimenti, con la "non eludibile esigenza di controlli volti a verificare che l'uso degli edifici sia conforme alla previsioni urbanistiche, intervenendo a tutela dell'incolumità delle persone".

L'inquadramento generale di questo fenomeno è quello della legge regionale del 2002 che disciplina le Associazioni di Promozione Sociale, vale a dire l'alveo entro cui dovrebbero agire le associazioni di fedeli islamici che gestiscono attività culturale. Tale legge prevede che le attività sociali possano essere svolte in ogni tipo di immobile, indipendentemente dalla previsione urbanistica, purché vengano osservati i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza.

Dalla radiografia dei Carabinieri emerge che sulle 12 "moschee" censite in provincia, ben 7 vengono gestite da associazioni neanche iscritte al registro regionale delle Associazioni di Promozione Sociale. In  tre casi sono stati riscontrati il possesso o l'utilizzo di due immobili privi di agibilità, mentre in un quarto caso, in mancanza di documentazione formale sull'agibilità, si mette in guardia dalla "totale assenza di vie di fuga e di sistemi di sicurezza". In tutti i casi, infine, è stato riscontrato l'utilizzo dei locali con finalità di culto. In diverse sedi sono stati individuati tappeti e allestimenti da luoghi di culto, con tanto di mihrab e pulpito, l' "altare" dei musulmani (è una nicchia rivolta alla Mecca).

Ad essere state scandagliate sono state le due moschee di Forlì, quella di Cesena e poi le altre sparse sul territorio:  Castrocaro, Galeata, Meldola, Modigliana, Predappio e Santa Sofia nel Forlivese e Gatteo, Savignano, Mercato Saraceno nel Cesenate.

Secondo il rapporto dei carabinieri, aggiornato a fine 2016, a Savignano, per esempio, fino a due anni fa i riti musulmani avvenivano in un locale inagibile e allo stato grezzo. L'associazione è poi risultata avere sede in un altro immobile inagibile, ma le celebrazione dei riti sono avvenuti in un locale concesso dal Comune di San Mauro Pascoli.

Male la situazione anche a Mercato Saraceno, dove il luogo dei culti islamici a fine 2016 risultava sprovvisto di certificato di agibilità. Stessa situazione anche nei locali associativi degli islamici di Meldola: alla stessa data mancava anche qui il certificato di agibilità. La relazione dei Carabinieri mette in guardia anche per quanto riguarda il centro di preghiera di Modigliana. Quest'ultimo, infatti, pur essendo allestito con "tappeti, effigi arabe sulle pareti e tabella luminosa" risultava al momento del controllo totalmente privo di "adeguate vie di fuga o sistemi di sicurezza".

Promosso solo un luogo di culto, la nuova moschea di via Masetti a Forlì correttamente classificato come "luogo di culto" dal punto di vista urbanistico, ma già per il secondo centro di preghiera della città, quello di via Fabbretti, si parla, per la sede dell'associazione, di una "via molto stretta e a doppio senso di marcia: sovente nelle giornate di preghiera, a causa della presenza di diverse decine persone che vi si recano per esercitare il culto". Qui "il passaggio delle persone e delle auto risulta molto disagevole, ciò causa disagi ai residenti con diverse richieste di intervento da parte loro". Un problema annoso, sul tavolo dell'assessore Raoul Mosconi da mesi e non ancora risolto. 

Infine, per quanto riguarda il centro di preghiera di Cesena di via Longo a Torre del Moro, il fabbricato, con destinazione di "locale per esercizi sportivi senza fini di lucro" è risultato "quotidianamente utilizzato per attività di culto", mentre l'associazione titolare dell'immobile a fine 2016 non risultava iscritta all'Albo regionale delle Associazioni di Promozione Sociale.

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