Liceale suicida, alcol e candeggina prima del volo mortale. E una lettera "atto d'accusa"

Sul banco degli imputati ci sono i genitori della ragazza, accusati di maltrattamenti fino alla morte della vittima (il padre è imputato anche per istigazione al suicidio)

E' iniziato mercoledì in  Corte d'Assise il processo sulla morte della studentessa 17enne del Liceo Classico, che il 17 giugno del 2014 scelse di farla finita con la vita nell'istituto di viale Roma. Sul banco degli imputati ci sono i genitori della ragazza, accusati di maltrattamenti fino alla morte della vittima (il padre è imputato anche per istigazione al suicidio). La coppia, tutelata dall'avvocato Marco Martines, era presente in aula. La difesa, nel corso delle eccezioni preliminari, ha consegnato una lettera dei genitori, nella quale viene ricordata la 17enne, ed una serie di foto e oggetti della ragazza.

E' stato quindi ascoltato il luogotenente dei Carabinieri Gino Lifrieri, attualmente in servizio alla Compagnia di Meldola, e che all'epoca lavorava al Nucleo operativo e Radiomobile di Forlì. Il sottoufficiale ha ricostruito le fase investigative e il drammatico momento del suicidio. Secondo quanto ricostruito, la 17enne avrebbe bevuto alcol e candeggina prima del volo mortale. Nel corso dell'udienza è emersa un'altra novità: la ragazza usava il cellulare del padre, del quale ne era stata denunciata la sparizione ai Carabinieri .

Il telefonino, secondo quanto ricostruito, fu oggetto di una lite il 15 giugno, due giorni prima del dramma. La giovane l'aveva preso per messaggiarsi con gli amici e navigare su internet. La discussione familiare è stata raccontata dalla stessa 17enne attraverso una lettera-confessione, letta in aula. Nella missiva è stata riportato che i genitori "l'avrebbero denunciata per furto", mandata in una casa famiglia per punzione e che l'avrebbero annullato il viaggio studio di un anno in Cina.

Prima del suicidio la giovane ha scritto le ultime parole, registrando una dozzina di video col telefonino. Poi il volo della morte.  La Corte d’Assise è presieduta da Giovanni Trerè (a latere Roberta Dioguardi e sei giudici popolari). Il processo è stato rinviato al 10 maggio, alla quale seguiranno altre due udienze il 17 e 25 maggio. La notizia è stata riportata dal "Corriere Romagna" e "Il Resto del Carlino".

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