La prof malata che portò la paura di morire all'università deve curarsi in Usa: servono 300mila euro

Al campus di Forlì è ancora molto vivo il ricordo della sua ultima lezione universitaria prima di congedarsi per dedicarsi totalmente alla terribile malattia che la stava divorando

Al campus di Forlì è ancora molto vivo il ricordo della sua ultima lezione universitaria prima di congedarsi per dedicarsi totalmente alla terribile malattia che la stava divorando. Una lezione di vita, partendo dalla minaccia incombente della morte, un appello ai suoi studenti poco più che ventenni a vivere appieno la loro esistenza, che riempì di lacrime i loro occhi, e il loro cuore di amore nei confronti della loro insegnante  A distanza di oltre un anno da quella lezione, la battaglia di Luisa Stracqualursi va avanti, sempre più difficile. In Italia non ci sono più cure per lei, ma ce ne sono - di costosissime - in America. Per non rinunciare a questa possibilità, che può fare la differenza tra la vita e la morte, si sono mobilitati gli amici.

“Siamo alcuni amici di Luisa e non vogliamo che ci lasci”: inizia così l'appello di amici e colleghi  della ricercatrice in Statistica all'Università di Bologna, con la cattedra di insegnamento a Forlì, nell'ambito del corso di laurea in Scienze diplomatiche e internazionali. La donna, riminese di 50 anni, sta lottando contro un carcinoma infiltrante con metastasi, in stadio avanzato. Quando salutò i suoi studenti, non fu un “arrivederci” e basta, dispensando le ultime informazioni prima di una sostituzione, la professoressa Stracqualursi invece colse quell'occasione per condividere una lezione che raramente fa capolino nelle aule universitarie, quella della paura più profonda dell'essere umano, vale a dire la paura di morire, spiegando come da questa si possa trovare la forza per fare scelte importanti, cogliere l'essenzialità delle cose e trasformare le avversità in opportunità, la stessa celebre lezione di Steve Jobs a Stanford.

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“Ero tentata di arrendermi, di non accettare le terapie invasive e con scarse possibilità, ma da quel discorso agli studenti mi sono resa conta che indicavo loro il contrario di quello che stavo facendo”, spiegò la professoressa romagnola in un'intervista alla 'Vita in diretta' su Raiuno. La reazione fu sorprendente: la 'lezione' entrò dritta al cuore degli studenti, che si avvicinarono esprimendo e scrivendo le loro emozioni su foglietti di carta. Una reazione che fece uscire Luisa Stracqualursi da quell'aula più forte di prima, “una guerriera” come spiegò lei stessa in tv, esattamente un anno fa.

Ma la battaglia della professoressa-guerriera non è terminata. In Italia non ha più speranze.  Le terapie basate su chemioterapici non stanno arrestando la progressione della malattia. Per permetterle di curarsi all'estero, negli Stati Uniti, gli amici di Luisa hanno lanciato una sottoscrizione online: per le cure è necessario raccogliere 300.000 euro. Una cifra altissima, ma non irraggiungibile. E' di questi giorni il caso di Lorenzo Farinelli, il medico e attore 34enne di Ancona, da 8 mesi affetto da un linfoma chemio-resistente. In pochi giorni, attraverso una campagna di crow-funding a suo favore, #salviamoLo, è riuscito a raccogliere i 500mila euro necessari per tentare le cure in America, dove potrà sottoporsi alla terapia Car-T. Anche Luisa ce la deve fare. L'appello lanciato tre giorni fa dagli amici ha totalizzato finora circa 20mila euro con quasi 200 donazioni. Ma serve più di dieci volte tanto.

Scrivono nell'appello gli amici, fornendo tutte le informazioni di dettaglio, di modo che la donazione sia consapevole e ben motivata: “Le terapie immunoterapiche disponibili nel nostro Paese non possono essere usate su Luisa perché quelle che usano farmaci (ad es. anticorpi specifici) in grado di attivare le cellule immunitarie direttamente nel corpo del paziente – terapie già applicate in diversi ospedali italiani (a Siena, a Milano) – necessitano di target, cioè di recettori a cui agganciare i farmaci immunoterapici. Luisa purtroppo, non ha i recettori necessari, mentre le terapie note come “CAR-T”, che usano direttamente cellule immunitarie del paziente, sono attualmente disponibili in Italia esclusivamente per il trattamento di leucemie e linfomi. Il tumore di Luisa è, invece, un tumore al seno”.

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E quindi “l'unica possibilità che le rimane di vivere è sottoporsi ad una procedura di immunoterapia sperimentale disponibile solo negli USA, che consiste nell’isolare dal sangue o dal tumore del paziente stesso i linfociti T, per poi selezionare solo le cellule di difesa in grado di riconoscere e attaccare la neoplasia: questi linfociti T specifici per il tumore vengono coltivati in provetta e poi iniettati nuovamente nel corpo del paziente. L'equipe di Steven Rosenberg (National Institutes of Health di Bethesda del Maryland) è riuscita in tal modo ad eliminare completamente il tumore e tutte le metastasi da una paziente che, da due anni, è libera dalla malattia. Altri pazienti stanno guarendo e Luisa può essere una di loro”.

Luisa ha bisogno di 500.000 euro per recarsi negli USA per la cura. Questo denaro serve il prima possibile. Luisa utilizzerà tutti i suoi risparmi, ma servono altri 300.000 euro al traguardo. Infine  l'appello: “Per favore, aiutateci a darle una speranza di vita. Lottiamo con lei contro il tempo. Qualsiasi offerta la avvicina al traguardo, alla sua scelta importante: quella di curarsi. Tutto quello che verserete andrà direttamente sul suo conto corrente. Grazie infinite, grazie. Per tutto quello che potrete fare”.

Questa la situazione clinica della professoressa  Stracqualursi: Luisa ha un carcinoma infiltrante metastatico, esordito nel 2014, con comparsa di metastasi nella spina dorsale e in due linfonodi nel dicembre 2017, che ha trattato con interventi, radio e chemio. Nel giugno 2018 sono comparse metastasi anche nel  linfonodo adiacente al pericardio, non irradiabile asportato in toracoscopia. A Gennaio 2019, sono comparse metastasi ossee nell’anca destra e terza costola sinistra. Ha seguito un intervento di ablazione, radio e chemio. Purtroppo, non avendo recettori per terapie immunologiche classiche disponibili in Italia, le uniche terapie disponibili sono quelle basate su chemioterapici, ma non stanno arrestando la progressione. L'unico tentativo è sottoporsi a procedura immunoterapia sperimentale in USA, con l'infusione di linfociti T modificati per combattere le metastasi”.

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