Irst, nuovo direttore del Laboratorio di Bioscienze: è il professor Bonafè

Bonafè succede al dottor Daniele Calistri, il cui impegno e professionalità sono evidenziate dalle direzioni Irst

Si rafforza il legame tra Istituto Tumori della Romagna (Irst) e Università degli Studi di Bologna, un’alleanza che mira ad esaltare ancor di più l’alta specializzazione dell’Irccs oncologico attraverso una crescente azione d’integrazione tra attività di ricerca, assistenza, formazione e, in parallelo, allo sviluppo di approcci multidisciplinari. Aspetti che, in un reciproco scambio di idee, progetti e conoscenze, solo un Ateneo di valore e prestigio come l’Alma Mater può assicurare.

Passaggio fondamentale nel rafforzamento della collaborazione già attiva da anni tra Irst e UniBo, riguarda la condivisione di competenze e professionisti. Dopo Giovanni Martinelli, professore associato in Malattie del sangue al Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale, diventato neo Direttore scientifico Irst Irccs, un altro ruolo cardinale per la ricerca è stata assegnato ad un ricercatore e docente Unibo: da pochi mesi, infatti, il professor Massimiliano Bonafè ha assunto la Direzione del Laboratorio di Bioscienze, cuore pulsante degli studi e della diagnostica genetico-molecolare dell’Istituto. 

Bonafè succede al dottor Daniele Calistri, il cui impegno e professionalità sono evidenziate dalle direzioni Irst: “A Calistri, che resterà alla guida di parte importante delle attività del Laboratorio, va il nostro ringraziamento per l’impegno e le capacità dimostrate in questi mesi di direzione; un compito non semplice, svolto con grande dedizione e che ha permesso al nostro Laboratorio di raggiungere obiettivi importanti in termini di ricerca e diagnosi". A Bonafè spetterà il compito di sviluppare ulteriormente le potenzialità della struttura. “In qualità di professore di patologia generale, ovvero in quella branca sperimentale della medicina che si occupa di studiare le cause e i meccanismi comuni alle malattie - spiega il nuovo direttore - l’opportunità di lavorare in un Laboratorio che ha un’impostazione traslazionale è indubbiamente una grande sfida: applicare le mie conoscenze di base in ambito oncologico farà sì che il mio impegno qui sia una sorta di gemmazione di un’attività sperimentale che sto portando avanti da anni in Università".

L’attività di Bonafè, che manterrà la propria posizione di professore universitario “testimonia che c’è una porta aperta verso un Ateneo multidisciplinare – commenta – con forti competenze non solo in oncologia o nella ricerca sul cancro ma anche di più grande respiro come, ad esempio, la bioinformatica, le materie legate alle nanotecnologie, la fisica della materia, la chimica. Tutte discipline che solo in apparenza sono lontane dalla medicina e che, invece, in termini di progettualità e ricerca emergono come elementi fondamentali. Chiaramente, dall’altro lato, il Laboratorio di Bioscienze Irst rappresenta per l’Università una risorsa unica, la concreta possibilità di unire la multidisciplinarietà propria dell’universitas con una specialità di altissimo valore scientifico. Di realtà come quella realizzata in Irst nel nostro Paese ne esistono poche, pochissime, forse nessun’altra: così tanti professionisti, uniti e coordinati per perseguire un filone di ricerca ben definito, sono davvero un unicum".

L’attività del Laboratorio s’inserisce ed è funzionale alle progettualità definite nelle Linee di ricerca. “Ci sono grandi tematiche come, ad esempio, quelle che riguardano l’invecchiamento della popolazione; che non è una mera problematica geriatrica ma intercetta la necessità di decifrare i meccanismi che portano il nostro corpo ad essere sempre più ospitale per i tumori. Quasi tutte le neoplasie hanno un’incidenza e una prevalenza legate, talvolta in maniera esponenziale, all’età. Studiare la biologia dell’invecchiamento declinata su quella dei tumori, significa capire come affrontare in maniera più efficace le neoplasie, intervenendo in parallelo alle modifiche del nostro corpo. Dentro questa grande tematica c’è un’altra nicchia di ricerca, quella che riguarda l’importanza del microambiente circostante il tumore per sua crescita. In soli 30 anni il paradigma è cambiato: il biologo molecolare che negli anni ‘80 era impegnato nella ricerca del gene o della specifica mutazione nel Dna, oggi sarebbe impegnato nel comprendere il perché quelle mutazioni portino allo sviluppo di un tumore e l’influenza esercitata dal microambiente".

Legato a invecchiamento e microambiente c’è il cosiddetto esposoma: lo studio di come, tutto ciò cui siamo esposti, dai virus all’inquinamento, interagisca sull’evoluzione biologica e sulla malattia. "Un orizzonte che ancora dev’essere tradotto in modelli biologici e scientifici. Si tratta di uno sforzo enorme, per cui non basta un singolo ricercatore per quanto geniale o una strumentazione all’avanguardia: ci vogliono un Laboratorio, collaborazioni e multidisciplinarietà. Le potenzialità per affrontare al meglio questi obiettivi ci sono tutte, molte ancora inespresse. La prima azione da metter in campo credo sia quella di armonizzare le linee di ricerca onde evitare che il singolo ricercatore si polarizzi sulla sua singola ricerca. Un’organizzazione armonica fa sì che emergano i punti comuni e di contatto tra ricerche solo apparentemente diverse. Il mio compito, in qualità di Direttore, sarà agevolare l’attività dei singoli, farli lavorare insieme, sfruttare tecnologie comuni, attivare collaborazioni con l’esterno. La scienza dell’uomo solo al comando è un retaggio del passato. Senza organizzazione e multidisciplinarietà la ricerca biomedica non esisterebbe".

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