Un anno fa la morte di don Fabio: il ricordo di tutta Meldola

Si terrà questa sera alle 20.30, nella chiesa di San Nicolò, la santa messa in suffragio di don Fabio Giacometti ad un anno esatto dalla morte. Presiederà la concelebrazione monsignor Dino Zattini

Si terrà questa sera alle 20.30, nella chiesa di San Nicolò, la santa messa in suffragio di don Fabio Giacometti ad un anno esatto dalla morte. Presiederà la concelebrazione eucaristica il vicario generale diocesano monsignor Dino Zattini. Don Fabio, il prete dei “border line”, spirò alle prime ore del 13 settembre 2011 all’ospedale “Bufalini” di Cesena, ucciso da un male incurabile. Aveva appena 44 anni.

Si commuove ancora Gianluca Zattini, il sindaco di Meldola, al ricordo del giovane prete e della sua costante attenzione per gli ultimi: “Mi sembra ieri che lo incontravo anche due o tre volte al giorno in giro per Meldola coi suoi ragazzi, quei ‘border line’ senza arte, né parte, né famiglia che tutti evitavano e che solo lui voleva amare. La sua semplicità, quel grande cuore trasparente così attento agli altri, mi mancano tanto”. Le fonti ufficiali parlano di duemila persone, c’è chi scrisse persino tremila: al suo funerale, celebrato nella centralissima piazza Orsini dal vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi, accorsero veramente in tanti. In prima fila, la madre Duilia e la sorella Marina. Davanti al palco dove giaceva la bara coi suoi resti mortali, oltre agli 80 Scout di San Francesco di Meldola di cui don Giacometti era stato vivace assistente per i neanche tre anni vissuti da presbitero, c’erano anche alcuni di quei ragazzi disagiati, che solo lui, con la sua costanza e gioiosità, poteva avvicinare alla fede e a Cristo. Nelle orecchie dei presenti risuonano ancora le parole del vescovo. Nello stupore generale il pastore d’anime forlivese fece pubblica ammenda di tutte le volte che aveva energicamente rimproverato Fabio per il suo atteggiamento istrionico, non proprio collimante con il comportamento ordinario di un prete.

“Ma l’ho fatto per il tuo bene – disse fra le lacrime monsignor Pizzi – perché tu potessi vivere pienamente il sacerdozio”. “Don Fabio ha lasciato un vuoto enorme nella nostra comunità – dichiara il parroco di Meldola don Mauro Petrini – anche se sono convinto che, proprio per la sua semplicità e sincerità, sia già al cospetto di quel Signore che ha voluto servire a tutti i costi nella sua breve esistenza terrena.” Nel frattempo, i fedeli di San Francesco e San Nicolò di Meldola stanno ultimando il “book” fotografico con i momenti più felici di don Fabio al servizio dell’unità pastorale e dei suoi giovani. La presentazione del lavoro, che porebbe avvenire entro Natale, sarà un ulteriore motivo di festa nel suo nome. Anche se l’auspicio di gran parte dei meldolesi e dello stesso sindaco Zattini, è che don Giacometti possa essere ricordato meglio e in modo più duraturo. Magari intitolandogli l’oratorio parrocchiale di San Francesco, il luogo di lavoro di Fabio, l’ambiente frequentato da quei giovani che lo sfortunato sacerdote ha tanto servito nella sua breve ma intensa vita
 

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