Giro di vite sulla moschea: diffida anche ai proprietari dell'immobile e richiesta di sequestro in Procura

Il Comune di Forlì per bloccare l'attività della moschea di via Fabbretti, piccola traversa circa di via Ravegnana, ha chiesto alla Procura della Repubblica il sequestro preventivo

Il Comune di Forlì per bloccare l'attività della moschea di via Fabbretti, piccola traversa circa di via Ravegnana, ha chiesto alla Procura della Repubblica il sequestro preventivo dell'immobile in cui avviene l'attività che, secondo gli accertamenti della Polizia Municipale, sarebbe utilizzato prevalentemente per un'attività religiosa (preghiera e cerimonie religiose, come per esempio i riti del ramadan) e meno per un'attività sociale e culturale, per la quale invece è stata autorizzata la deroga della destinazione d'uso del capannone artigianale riadattato a luogo di cultura islamica.

Negli ultimi mesi l'amministrazione precedente aveva ottenuto dalla Regione la cancellazione di Afaf, l'associazione musulmana che gestisce il centro islamico, dal registro regionale delle Associazioni di promozione sociale. La perdita di questo status farebbe decadere anche il beneficio della deroga urbanistica e quindi il capannone deve tornare ad uso produttivo e artigianale.

L'attività della moschea di via Fabbretti è al centro di  un'annosa protesta dei residenti della zona, che lamentano traffico, schiamazzi e condizioni difficili di vivibilità del vicolo, in particolare per l'alto afflusso di fedeli in certi giorni la settimana, quando arrivano anche ad alcune centinaia di soggetti. La moschea è attiva dal 2012 e nasce essenzialmente da una divisione all'interno della comunità islamica forlivese, un pezzo della quale ha sostenuto le spese e realizzato la “moschea ufficiale” che si trova in via Masetti, con tanto di cupola e piccolo minareto, realizzata con tutti i crismi del luogo di culto. Una struttura che da via Fabbretti gli islamici hanno sempre definito non utilizzabile in quanto molto lontana dal centro e dalle famiglie da servire per le attività sociali, come i post-scuola, le lezioni di italiano, le attività sportive, oltre che per le preghiere.

Il fascicolo sul tavolo del procuratore di Forlì è corposo. In esso ci sono già diversi atti di indagine pregressi, oltre a quelli documentali anche i verbali di accesso redatti dalla Polizia Municipale in diversi sopralluoghi in divisa e in borghese. A sostenere la richiesta di sequestro preventivo è poi anche la diffida emessa dal dirigente Massimo Visani, il 23 maggio scorso, in cui si impone il ripristino dei luoghi, smantellando quindi ogni aggiunta edile realizzata per l'attività dell'associazione Afaf (Associazione Fratellanza e Amicizia Forlì) entro un mese. La diffida è stata inviata non solo ad Afaf, ma anche ai due comproprietari dell'immobile in affitto, ai quali si impone di intervenire per il ripristino urbanistico al pari dell'associazione islamica.

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