Dopo McCurry, Salgado e Erwitt è la volta di Scianna: un altro grande della fotografia al S.Domenico

Sarà dedicata a Ferdinando Scianna e al “Viaggio, Racconto e Memoria” la quarta mostra fotografica al San Domenico

Sarà dedicata a Ferdinando Scianna e al “Viaggio, Racconto e Memoria” la quarta mostra fotografica, che Comune di Forlì, Fondazione Cassa dei Risparmi e Civitas proporranno ai Musei San Domenico dal 22 settembre 2018 al 6 gennaio 2019, in connessione con la Settimana del Buon Vivere. “Quando nell’autunno di tre anni fa partimmo con le esposizioni fotografiche – dichiara il presidente della Fondazione Carisp, Roberto Pinza, in sede di presentazione dell’iniziativa, moderata da Monica Fantini – lo facemmo per dare spessore culturale al San Domenico anche in autunno, nei mesi lasciati liberi dalle grandi mostre internazionali. Fu una scommessa, che già con il primo maestro Mc Curry, si rivelò vincente”.

Ed ora tocca a “Viaggio, Racconto e Memoria” sarà la mostra delle mostre, l’antologia dei 50 anni di carriera del grande maestro siciliano, trascorsi ad interrogare il mondo per capire la natura del suo lavoro. “Fotografo? Ma che mestiere è? Uno che ammazza i vivi e resuscita i morti”. Da queste domande lapidarie rivoltegli dal padre, nel momento in cui (siamo nel 1964) il giovane Federico, nativo di Bagheria, alle porte di Palermo, declina il progetto per il suo futuro, nasce una professione “a scatti”, che l’artista palermitano ha sempre tenuto congiunta ai testi: “Sono un fotografo che scrive”. Sin dagli albori, Ferdinando Scianna ha infatti sentito il bisogno di accompagnare le fotografie con le parole.

Scianna e San Domenico: amore a prima vista

“Ho deciso di partire con la mia antologia professionale da Forlì – dichiara personalmente il maestro nella sala Refettorio del San Domenico – perché colpito dalla qualità del luogo”. Per Scianna, approdato per la prima volta a Forlì nel settembre 2017, nell’ambito della Settimana del Buon Vivere, il San Domenico è stato amore a prima vista: “Seppur temendo il confronto con i tre maestri che mi hanno preceduto, ossia McCurry, Salgado e Erwitt, ho capito che qui sarebbe potuto nascere la mia rassegna”. La fotografia va interrogata in modo diverso dalla pittura: in un’antologica fotografica si possono, infatti, esporre anche ossessioni e immagini solitarie. “Mi sono sempre piaciute le foto che creano relazioni tra le persone: da 50 anni faccio foto per capire che cos’è la fotografia”. A pochi mesi dall’apertura della rassegna, il grande maestro arriva alla conclusione che “una mostra è il libro della tua vita”. Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraverserà l’intera carriera dell’artista siciliano, sviluppandosi lungo un percorso costruito su 19 capitoli narrativi e con varie modalità di allestimento. “Quello che leggerete a settembre – conclude Federico Scianna – sarà il narcisistico racconto di me”. Da gennaio 2019, la mostra approderà a Palermo, nella Galleria d’Arte Moderna e poi in varie altre città, in Italia e all’estero.

Eventi e mostre sono importanti richiami turistici

“Il 2017 – dichiara l’Assessore al Turismo e al Commercio della Regione Emilia-Romagna Andrea Corsini – si è chiuso con quasi 57 milioni di presenze in tutta la regione. Questo significa che turismo in Emilia-Romagna non significa solo Riviera, ma anche e sempre più eventi culturali. Ringrazio il Comune di Forlì e la Fondazione per aver saputo issare Forlì fra le mete turistiche regionali, grazie all’organizzazione di mostre di grande richiamo qui al San Domenico, fra cui inserisco già la retrospettiva di Scianna”. Se l’amministratore delegato di Civita Mostre Alberto Rossetti, incaricato di organizzare anche la rassegna sul fotografo siciliano, ammette che il terreno per allestire la prossima mostra è già stato preparato in parte dallo stesso maestro (Scianna accompagnerà idealmente i visitatori con un’audioguida, in cui racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e il guardare al nostro tempo), il vice sindaco Lubiano Montaguti inteloquisce direttamente con l’artista, chiedendosi e chiedendo “in che cosa consiste l’arte della foto, il senso di stupore da sempre generato dai tanti che esercitano questa nobile arte”.

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