La più antica nave greca di tremila anni fa apre l'esposizione sul mito di Ulisse: a Forlì tornano le grandi mostre

Oltre 250 opere in esposizione, 16 sezioni, con la partenza dell'esposizione – per la seconda volta dopo la mostra sul '500 – dall 'ex chiesa di San Giacomo

Il recupero dell'antica nave greca. Fonte: ES Progetti e sistemi

Oltre 250 opere in esposizione, 16 sezioni, con la partenza dell'esposizione – per la seconda volta dopo la mostra sul '500 – dall 'ex chiesa di San Giacomo. E d'altra parte non poteva che essere questo grande spazio ad ospitare ciò che accoglierà il visitatore appena entrato: un pezzo rarissimo, i resti della nave greca di Gela, dell'VIII secolo a.C., che per la prima volta viene messa in mostra dopo il suo ritrovamento e il restauro, avvenuti circa 15 anni fa nelle acque della Sicilia. Sarà quindi  un'antica nave greca ad introdurre alla prossima grande mostra del San Domenico di Forlì, intitolata a colui che fu prima di tutto un grande navigatore, “Ulisse, l'arte e il mito”, che si terrà dal 15 febbraio al 21 giugno di quest'anno.

L'antica nave greca dell'VIII secolo avanti Cristo

“Si tratta di un ritrovamento fondamentale per conoscere la navigazione nel Mediterraneo ai tempi dei Greci, un prestito eccezionale concesso dalla Regione Sicilia, mai spostato prima. Ci sarà anche parte del carico come una cesta di vimini,  un elmo, dei lingotti di oricalco, la lega rara di cui secondo Platone erano rivestite le mura di Atlantide”, spiega Gianfranco Brunelli, direttore delle Grandi Mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi, che ancora una volta dà alla città di Forlì l'onore di avere in casa una mostra di rilievo internazionale, la cui opera più lontana arriva dall'Australia. “Siamo andati in tutto il mondo, e tutto il mondo viene per quattro mesi a Forlì”, sempre Brunelli, anche affaticato per un'impresa che, spiega, ha iniziato a immaginare “circa tre anni fa”.

VIDEO - Brunelli spiega la prossima grande mostra: "Ci sono tanti Ulisse, uno per ogni tempo"

Una mostra sul mito di Ulisse nei secoli

Molto difficile è stato confrontarsi con un tema di enorme vastità, fondante della civiltà occidentale, qual è appunto il mito di Ulisse, in cui ci sono miriadi di sfaccettature, uomo emblematico dell'astuzia, della ragione, delle sfide impossibili, dell'eterno viaggio. “Rappresenta l'infinito cammino dell'uomo occidentale, il suo girovagare e il desiderio di ritorno, l'avventura che si snoda attraverso gli incontri”, sintetizza il curatore della mostra. “E' una mostra di mostre, ciascuna con proprie suggestioni, che riguardano la forma dell'arte e il racconto, l'arte che modifica il mito, lo trasforma, lo rilegge in base alle proprie necessità. Il racconto di questa mostra tiene conto di tutti i codici su Ulisse a partire dal poema di Omero fino alla contemporaneità”. In tutto ciò sono state fatte delle scelte: “Siamo partiti da una selezione di tremila opere tra antiche e moderne, alcune non siamo riuscite ad averle, molte altre le abbiamo scartate man mano che abbiamo costruito un racconto”.

Ed ora il lavoro è pressoché fatto: “Ci saranno molte opere, ma sarà un racconto che corre molto bene, fluido, con qualche effetto con cui si ricostruisce emotivamente la vicenda, è un esperienza questa mostra. C'è attesa e curiosità”, tira le somme Brunelli. Le sezioni si succedono in ordine cronologico dall'antichità ai giorni nostri, ognuna basata su una lettura o rilettura storica del mito. Quadri, ma anche sculture, reperti antichi, un arazzo del Quirinale, fino alle forme artistiche contemporanee come la video-arte.

Le 16 sezioni 

Si parte dal concilio degli dei e dal viaggio di Ulisse, assieme all'elaborazione del mito omerico dai Greci, per poi passare a come questo viene ripreso, copiato e reinterpretato dai Romani. E' questa, quindi, una prima parte che ha visto un grande sforzo della Fondazione anche per quanto riguarda l'aspetto archeologico, per cui è stata fatto un accordo con l'università di Ginevra per sovrintendere ad alcune scelte archeologiche, nell'ambito degli allestimenti curati dagli architetti Lucchi e Wilmotte. Ci sono poi le sirene del medioevo, per poi passare a Dante, a cui si deve il superamento del mito come inteso nel mondo antico. “La grande svolta dopo Omero  è quella di Dante – spiega Brunelli -.  Con l'incontro nel 26° canto dell'Inferno, Dante si rispecchia in lui, entrambi viaggiatori”. E poi si trotta veroso il Quattrocento, il Rinascimento, il Seicento, il mito che torna nelle forme neoclassiche del Settecento, per poi arrivare al viandante romantico e le inquietudini simboliste. Quattro sezioni riguardano come il Novecento si confronta col mito, giungendo alla videoart di Bill Viola.

Tantissimi i nomi di peso di questa mostra, oltre a marmi antichi greci, romani ed etruschi, da Rubens con il “Concilio degli dei” a John Waterhouse, passando per Domenico Beccafumi, Jacob Jordaens, Liberale da Verona, Giorgio De Chirico. Nella gallery alcune delle opere che si potranno ammirare:

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