Cupola e minareto, Forlì ha la sua moschea: "Baluardo contro ignoranza ed estremismi"

Forlì ha la sua moschea. Ha inaugurato ufficialmente sabato mattina con il taglio del nastro del sindaco Davide Drei la nuova struttura adibita alla preghiera islamica

Forlì ha la sua moschea. Ha inaugurato ufficialmente sabato mattina con il taglio del nastro del sindaco Davide Drei la nuova struttura adibita alla preghiera islamica della città. Non più un garage in centro storico, con i fedeli spesso e volentieri assiepati nella piazzetta antistante, con la pioggia o  il freddo, come è avvenuto per quasi vent’anni in via Fossato Vecchio, ma un luogo di preghiera decoroso, nuovo e sicuro: è quello che ha preso forma in via Masetti, ai margini della zona industriale di Coriano. 
Avendo cupola e minareto, l’edificio si può propriamente definire moschea, una delle poche esistenti in Italia con queste caratteristiche (un’altra si trova a Ravenna). Tuttavia, spiega l’architetto Pier Francesco Padovano, che ha curato la progettazione, “cupola e minareto sono ‘penetrabili’, una sorta di quinta scenica”. Entrambi gli elementi architettonici degli edifici sacri musulmani, infatti, sono stati realizzati con  strutture metalliche leggere e “aperte”, come a simboleggiare la compenetrazione tra il luogo di culto e il territorio che lo circonda. Il minareto di 17 metri è un’agile struttura metallica che si erge al cielo senza la possibilità che salga il muezzin per invocare la preghiera. 

> LA VISITA ALLA MOSCHEA: IL VIDEO

Ha saluto la nuova struttura il sindaco Davide Drei: “E' un giorno importante per la nostra città, è un tassello che si aggiunge alle libertà civili del nostro Paese”. Drei ha quindi spiegato che non si tratta “di una concessione, ma una conquista democratica, popolare e di libertà”. Infine si è augurato “una casa della fede islamica aperta a tutti i credo, così costruiamo una comunità solida e di grandi principi”. 

La struttura consta di 530 metri quadrati, per una capienza di circa 350 persone. L’interno è suddiviso da una grata metallica, per tenere separata l’area della preghiera delle donne da quella degli uomini. I lavori sono partiti nel 2014 e sono stati conclusi da alcuni giorni, in fretta e furia per essere pronta per l’inizio del ramadan, il mese del digiuno islamico. Tuttavia l’acquisto della terra e del capannone agricolo risale a circa dieci anni fa e al 2010 la variante urbanistica per una serie di luoghi di culto in città, che permise la trasformazione del capannone nell’attuale moschea, che insiste su un’area di circa un ettaro che “confina” con l’argine del fiume Ronco.

L’edificio è stato realizzato grazie ad una colletta durata anni da parte della comunità islamica forlivese, che conta circa cinquemila membri. Gli ultimi lavori, per permettere l’apertura, sono stati effettuati grazie ad un prestito di numerosi fedeli, che hanno anticipato dai loro risparmi 43mila euro, che saranno successivamente restituiti. 

Il presidente dell’associazione di cultura islamica che gestisce la moschea, Hichem Khamassi ha parlato di una “moschea cuore battente di una comunità aperta a tutti, gratuita, un luogo di conoscenza, baluardo contro l'ignoranza contro tutti gli estremisti”. Ha portato il suo saluto, a nome del vescovo, anche don Enrico Casadio: “Da uomo religioso mi rallegro in quanto ogni persona deve essere libera di cercare Dio, auspico che sia così in tutti i Paesi e chiedo che gli amici musulmani si impegnino perché ci avvenga: quando si è minoranza si capisce anche l'altro e si desidera che anche l'altro possa esprimere la sua fede”. Infine un passaggio sul terrorismo: “Quando si parla di terrorismo si pensa all'islam, a torto: dobbiamo dimostrare che la religione non è un problema. Siamo tutti stranieri fino a quando non ci conosciamo”.

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