Nuove tecnologie per combattere i calcooli renali

A Forlì, all'interno dell'U.O. di Urologia, diretta dal dott. Teo Zenico, esiste un apposito centro dedicato al trattamento della calcolosi, coordinato dal dott. Umberto Salomone.

La calcolosi urinaria costò a Napoleone III la battaglia di Sedan e persino Lorenzo il Magnifico ne soffriva. A Forlì, all’interno dell’U.O. di Urologia, diretta dal dott. Teo Zenico, esiste un apposito centro dedicato al trattamento della calcolosi, coordinato dal dott. Umberto Salomone. La struttura è dotata di tutte le più moderne tecnologie, dal laser agli ultrasuoni, così da garantire interventi mini-invasivi, al punto che la chirurgia a cielo aperto è ormai ampiamente residuale.

Conosciuta sin dall’epoca degli egiziani, oggi è strettamente legata al benessere della società, e, in Italia, interessa dai 3 ai 5 milioni di persone, soprattutto nella fascia d’età 40-70 anni, per un totale di circa 80.000 ricoveri l’anno; il 50% dei pazienti presenta una seconda recidiva entro 10 anni, il 75% entro i 20 anni, con costi sociali considerevoli.
 
«Con la litotrissia extracorporea (ESWL) – illustra il dott. Salomone – trattiamo i calcoli del rene o dell’uretere con apparecchi Litotritori di ultima generazione, i quali, grazie all’utilizzo degli ultrasuoni, sono in grado di creare delle onde d’urto che frantumano i calcoli, senza bisogno di intervenire chirurgicamente. Nel nostro centro ogni anno, sono circa 250 i pazienti sottoposti a tale tipo di cura». Qualora invece, durante una colica renale, o anche dopo il trattamento ESWL, i calcoli restino bloccati nell’uretere, il paziente viene ricoverato, e dopo essere stato accuratamente studiato, viene inviato in sala operatoria, a volte in regime di urgenza. «In questo caso, ricorriamo alla ureterolasertrissia – spiega il dott. Salomone – si tratta di inserire per via endoscopica, cioè senza taglio, all’interno dell’uretere, un apposito strumento, attraverso il quale si fa passare una fibra laser che ci permette di colpire i calcoli sotto visione diretta, riducendoli in piccoli frammenti e facilitandone in tal modo l’asportazione. Questa metodica viene riservata alle situazioni più gravi, ovvero quando, nonostante la terapia medica, non si riesce ad ottenere l’eliminazione spontanea del calcolo oppure quando la patologia è particolarmente dolorosa e/o pericolosa per la salute del paziente, al punto da causare infezioni importanti e/o compromissione della funzione renale. Annualmente, nella nostra unità, si riserva questo tipo di trattamento a circa 50-60 soggetti». Nella calcolosi renale di maggiori dimensioni, invece, si ricorre alla Nefrolitotomia Percutanea (PCNL), che prevede la creazione di un unico accesso, appunto percutaneo, per raggiungere il rene. A quest’ultimo si accede, dopo aver posizionato un apposito canale operativo, con uno strumento endoscopico, il Nefroscopio,  attraverso il quale i calcoli più grandi, o quelli che riproducono parte o tutta la morfologia della via escretrice superiore (i cosiddetti calcoli a stampo), vengono frantumati con l’ausilio di apparecchiature che sfruttano l’energia  balistica, ultrasonica, o quella laser. Sempre dal medesimo canale operativo vengono poi evacuati i frammenti di minori dimensioni. «Tale metodica, essendo mini-invasiva, garantisce un tasso di ospedalizzazione minore – rivela il dott. Salomone – ogni anno sono circa 45 i pazienti che necessitano di Nefrolitotomia Percutanea. In generale, i costanti progressi tecnologici dello strumentario endourologico ci consentono approcci sempre più mini-invasivi, relegando la chirurgia a cielo aperto a un ruolo minore». Negli ultimi anni, non a caso, sta sempre più prendendo piede l’endoscopia con ausilio di strumentario flessibile, una metodica da qualche mese utilizzata con costanza a Forlì. Ancora poco diffusa in Emilia-Romagna, l’ureterorenoscopia flessibile consente di trattare totalmente per via endoscopica, cioè senza bisogno di praticare incisioni cutanee, non solo la calcolosi ureterale, come si fa con lo strumentario semirigido, ma soprattutto la calcolosi renale. «E’ sufficiente sfruttare le vie naturali d’accesso e, attraverso esse, utilizzare il laser – conferma il dott. Salomone – Essendo partiti da poco, non abbiamo molti casi all’attivo, ma questa è la nuova frontiera». Anche nel convegno “Focus sulla calcolosi urinaria”, andato in scena nei giorni scorsi a Forlimpopoli, gli esperti intervenuti hanno convenuto che il futuro del trattamento della patologia risiede nell’azione combinata della nefrolitotomia percutanea con la metodica flessibile, riassunta nella sigla ECIRS, endoscopic combined intrarenal surgery. «In questo modo si ottiene un’ispezione completa e simultanea sotto visione diretta di tutte le cavità renali, sia dal basso che dall’alto, con altresì una doppia possibilità di trattamento».

Per evitare di ricorrere a tali trattamenti, molto si può fare dal punto di vista della prevenzione, in primis osservando un corretto regime alimentare. «E’ importante ridurre il consumo di carni rosse e insaccati, nonché limitare l’assunzione di calcio – spiega il dott. Teo Zenico – soprattutto, bisogna evitare la cattiva abitudine di bere poco. Le acque oligominerali, anzi, sono fondamentali nel trattamento e nella prevenzione dell’Urolitiasi, con particolare attenzione alla calcolosi ossalica ed uratica».

Per quanto riguarda, invece, i sintomi, il primo campanello d’allarme è rappresentato dalle coliche renali, le quali si manifestano con un dolore violento che dal fianco si propaga sino al basso ventre. Talvolta, possono essere associati anche nausea, vomito e sangue nelle urine. «In questi casi, è bene rivolgersi al Pronto Soccorso dove verranno effettuati in urgenza tutti gli esami ematochimici di controllo, in particolare quelli volti ad accertare la funzionalità renale – illustra il dott. Salomone – in seconda battuta, verrà eseguita un’ecografia all’apparato urinario così da distinguere fra pazienti suscettibili di terapia domiciliare e quelli che necessitano di ricovero. Questi ultimi verranno sottoposti anche a Tac e, se la situazioni lo richiede, condotti in urgenza in sala operatoria per la rimozione del calcolo».       
 
 

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