Studiare i segreti di un tumore: nelle mani dei ricercatori un nuovo potente strumento

Grazie a una ingente donazione dell’Istituto Oncologico Romagnolo i ricercatori Irst Irccs avranno un aiuto in più per tentare di conoscere nei minimi dettagli il tumore

Scandagliare il tumore cellula per cellula così da svelarne i segreti: il sogno di ogni ricercatore si fa sempre più concreto grazie alle tecnologie di ultima generazione. E tra le strumentazioni che consentono un’analisi così approfondita della malattia figura il "Chromium Controller 10X", uno strumento per analisi di Dna e Rna da singola cellula altamente sofisticato recentemente donato al Laboratorio di Bioscienze Irst dall’Istituto Oncologico Romagnolo con un investimento pari a 150mila euro.

Il dispositivo, seppur di piccolissime dimensioni, racchiude in sé un’enorme potenzialità: permettere ai ricercatori di analizzare ogni singola cellula presente nel tumore ottenendo informazioni fondamentali sul livello di complessità ed eterogeneità della neoplasia stessa. Un livello di analisi e sofisticazione superiore a quella dei sequenziamenti di nuova generazione che offrono la possibilità di studiare il tumore nel suo insieme mentre questa tecnologia permette un’analisi microscopica molto più dettagliata.

Al giorno d’oggi, l’approccio terapeutico è sempre più basato sulla personalizzazione delle cure e la conoscenza delle caratteristiche specifiche di ogni singolo tumore, dei “difetti” molecolari di ciascuna cellula maligna, risulta un requisito fondamentale per la scelta della terapia più appropriata: "Quando il clinico opta per un tipo di trattamento da somministrare al paziente - afferma il professor Giovanni Martinelli, direttore scientifico Irst Irccs - mira a contrastare il maggior numero possibile di cellule tumorali. Tuttavia, l’eterogeneità di queste, talvolta rende la terapia inefficace innescando un processo di farmaco-resistenza. Una strumentazione così sofisticata potrà permetterci di studiare le caratteristiche di ciascuna di queste cellule, le motivazioni della loro resistenza ed esaminare quali molecole potrebbero essere responsabili della formazione di recidive, aiutandoci – in un futuro che speriamo sia sempre più vicino – a mettere in atto strategie tempestive per contrastare eventuali ricadute”.

Il Chromium 10X, inoltre, permetterà di studiare il microambiente in cui prolifera il tumore per comprendere le cause della sua comparsa e aiuterà i ricercatori a predire le probabilità che ha una neoplasia di ripresentarsi. "Per lo Ior quello del Chromium 10X rappresenta sicuramente un investimento importante - spiega il direttore generale Ior, Fabrizio Miserocchi -, ma siamo convinti che sia uno strumento che possa davvero fare la differenza per rendere il futuro dei tumori una realtà sempre più presente per i tanti pazienti che lottano contro il cancro oggi. La ricerca rimane, assieme alla prevenzione, l’arma più potente che abbiamo affinché si realizzi la previsione del nostro presidente, Dino Amadori, secondo cui questo dev’essere il secolo in cui il cancro subirà una scossa importante. Per questo motivo non ci fermeremo qui: abbiamo intenzione di dotare l’IRST di un altro macchinario fondamentale per lo studio e l’implementazione dell’immunoterapia, e sarà su questo che si concentreranno la maggior parte delle tante attività che abbiamo in programma nel periodo che va da oggi alle festività natalizie".

In particolare, saranno due ricercatrici, Giorgia Simonetti (coordinatrice del Settore di Immuno-ematologia del Laboratorio di Bioscienze) e Maria Teresa Bochicchio (Unità di Diagnostica Molecolare Avanzata e Predittiva) a intraprendere i primi studi con l’ausilio di questa attrezzatura, partendo da un progetto di ricerca già in atto in Irst sulla leucemia acuta mieloide con la possibilità, in futuro, di spaziare anche nel campo dei tumori solidi. Lo studio coinvolgerà una decina di soggetti affetti da leucemia acuta mieloide, una patologia che rientra nella classificazione dei tumori rari ma che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, è probabile veda incrementare la propria incidenza. Si tratta di una neoplasia con capacità di espansione molto rapida e una percentuale di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi inferiore al 30%.

Categoria più debole e colpita è proprio quella dei pazienti anziani per i quali i trattamenti somministrabili sono necessariamente meno aggressivi rispetto a quelli scelti per i più giovani. Risulta perciò fondamentale capire quale sia la cura migliore e personalizzarla sulle caratteristiche del paziente. Inoltre, circa il 50% dei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta, soprattutto se presentano alterazioni genetiche sfavorevoli, rischiano una ricomparsa di malattia a causa delle cellule tumorali “sfuggite” alla terapia. Essere in grado di analizzarle una ad una e capire i meccanismi che le hanno fatte “sopravvivere” alla cura, significherà in futuro dare a questa percentuale di pazienti una speranza in più per sconfiggere definitivamente la malattia. 

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