"Nuvola strana" in cielo, i "giochi" della fisica: ecco la spiegazione scientifica

Tra stupore ed ironia in tanti si sono chiesti come sia nata la spirale

La "strana nuvola" di giovedì mattina ha conquistato le pagine Facebook degli internauti romagnoli, che, incuriositi dalla forma atipica bianca notata in cielo, hanno colto l'occasione per scattare una foto col telefonino. Tra stupore ed ironia in tanti si sono chiesti come sia nata la spirale. Ad originarla un'esercitazione militare svolta da un caccia sul cervese nella mattinata. In base alla traiettoria osservata dall’aereo si sono pertanto formate delle scie di condensazione dalla particolare forma a spirale.

"Le scie di condensazione (contrails, dall'acronimo inglese condensation trails) - chiarisce Pierluigi Randi, meteorologo di Meteocenter-Emilia Romagna Meteo - sono formate da una moltitudine di piccoli cristalli di ghiaccio che si formano, a temperature adeguate ma facilmente raggiungibili a quelle quote, sulle impurità contenute nei gas di scarico dell’aereo che fungono da nuclei di solidificazione, oppure dalla solidificazione delle goccioline di vapore acqueo anch’esse presenti nei gas di scarico. Dal punto di vista meteorologico esse sono delle vere e proprie nubi artificiali che, così come quelle naturali, si formano quando un volume d'aria si raffredda sino a raggiungere la saturazione del vapore acqueo in esso contenuto con la formazione di numerose goccioline e, se le temperature sono negative come capita quasi sempre in queste circostanze, da cristalli di ghiaccio.
Le scie di condensazione, in particolare, diventano ben visibili quando al loro interno la densità dei cristalli di ghiaccio raggiunge o supera il valore di 0.004 g/m3, quindi non servono elevate concentrazioni".

"Un aspetto importante, tuttavia è che le scie di condensazione non si formano per espansione e conseguente raffreddamento dei volumi d'aria, come accade per le nubi “naturali”, ma per il miscelamento di volumi d'aria a diversa temperatura - osserva Randi -. In merito alle dinamiche di formazione le scie di condensazione possono considerarsi del tutto simili agli sbuffi di vapore che fuoriescono da una pentola a pressione o dalle classiche nuvolette che emettono le nostre auto nel periodo invernale quando fa piuttosto freddo. Occorre precisare anche che l'intervallo di temperature ambientali nel quale le scie di condensazione si possono formare è piuttosto ampio (dai -10 °C ai -60 °C), ed in linea di massima risultano favorite le temperature inferiori ai -30/-40 °C. Peraltro non sempre i gas di scarico degli aerei danno origine ad una scia visibile e non sempre le scie risultano visibili per lungo tempo".

"Le diverse modalità di “comportamento” delle scie nasce dal fatto che per potersi avere la loro formazione è indispensabile che la quantità di vapore acqueo presente negli strati d'aria attraversati dal velivolo sia sufficientemente vicina al punto di saturazione calcolato rispetto all'acqua liquida - prosegue Randi -. Per avere scie persistenti è importante che la quantità di vapore acqueo presente sia in eccesso rispetto alla quantità necessaria per renderla satura rispetto al ghiaccio. Molti studi hanno mostrato come l'esistenza di moti verticali nei volumi d'aria dove avviene il rilascio dei gas di scarico favorisca in maniera significativa (dal 16% all'84 % dei casi) la formazione, persistenza ed espansione delle scie di condensazione; inoltre la relativa abbondanza di vapore acqueo nell'ambiente ove i gas di scarico vengono rilasciati sia di notevole importanza per permettere la formazione e la persistenza delle scie di condensazione; infine la dinamica dei vortici d'aria che si creano nella scia degli aerei in volo permette di spiegare l'intermittenza nel tessuto delle scie di condensazione. Quindi nulla di anomalo o di strano, le condizioni termodinamiche della troposfera erano alquanto favorevole alla formazione di tali scie".

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