Dai poderi confiscati alla criminalità nascono gli "orti sociali" per le persone con disturbi mentali

Nei terreni confiscati alla criminalità nascono anche degli “orti sociali” per persone con problemi psichiatrici

Nei terreni confiscati alla criminalità nascono anche degli “orti sociali” per persone con problemi psichiatrici. E' il nuovo e ulteriore uso che verrà fatto dell'area della cosiddetta 'Casa della Legalità', un'area di viale dell'Appennino, all'altezza del ponte di via del Partigiano, che già ospita una serie di iniziative e che ha anche 5 ettari di terreno che viene utilizzato a fini sociali dal 2010. Qui ci hanno coltivato foraggio per gli animali della comunità di Sadurano, ma anche prodotti alimentari destinati al mercato equo e solidale. Ed ora, con orti da circa 80 metri quadri, la taglia “classica” per il consumo domestico, verrà avviato il progetto che rientra nelle attività del  Centro Diurno Psichiatrico di via Romagnoli. Circa 5-6 pazienti del centro saranno coinvolti nell'iniziativa che vede diversi soggetti promotori: oltre a For-B, anche il Centro Diego Fabbri, Slow Food e l'associazione di volontariato “Il volante”.

L' “orto sociale” è  un progetto educativo, formativo e terapeutico che vede tra i suoi cardini la coltivazione di orti per promuovere e sviluppare l’educazione alimentare, ambientale, sociale, con grande attenzione all’etica del cibo, alla condivisione di nuovi apprendimenti, al benessere della persona e alla costituzione di una comunità dell’apprendimento”, spiega  Claudio Ravani, direttore del dipartimento Salute mentale e dipendenze patologiche dell'Ausl Romagna. Con gli 'orti' le attività dei pazienti psichiatrici si ampliano ancora di più all'esterno, con una serie di soggetti coinvolti, ognuno esperto nel proprio settore, che collaborano in rete, modalità di lavoro ormai consolidata. “Per la malattia mentale, l'errore madornale della medicina, che però poi impara dai suoi stessi errori, è stato quello dei manicomi, intesi come mono-istituzioni che dovevano provvedere a queste persone”, sempre Ravani. Invece, la collaborazione tra istituzioni sanitarie e operatori sul territorio ha permesso di “emancipare” queste persone, che a Forlì da oltre dieci anni vengono per esempio coinvolte nella compagnia teatrale 'Il Dirigibile' e in attività musicali, con un livello tale che in alcuni casi gli spettacoli sono stati inseriti anche nei cartelloni delle stagioni teatrali ordinarie.

Gli orti sociali nel “podere della legalità” dell'ex area Limonetti saranno supportati da For-b (formata dalla fusione di Ecosphera e Co.for.pol, che già si occupavano di persone con svantaggi), che ci mette la terra, gli strumenti e gli impianti, per esempio quello di irrigazione. A sostenere i “coltivatori” sarà Slow Food. “Saranno orti sui principi del buono, pulito e giusto, con le regole di Slow Food per la coltivazione etica, sostenibile ambientalmente e con la trasmissione di valori”, aggiunge  Micaela Mazzoli della Condotta Slow Food Forlì e Alto Appennino Forlivese. L'obiettivo, infatti, non è solo un'attività di inserimento del paziente psichiatrico, ma è anche un momento educativo, dato che “sarà anche un percorso di conoscenza del buon cibo e della sua produzione e si concluderà con uno story-telling teatrale su quanto appreso”, aggiunge Paolo De Lorenzi, direttore del Centro Diego Fabbri. A coadiuvare il personale del Centro Diurno Psichiatrico in quest'attività in esterna saranno i volontari dell'associazione Il Volante, presieduta da Luciano Venturini, che completa il cerchio delle collaborazioni.

Il podere su cui si attiverà questo progetto sono del Comune, dati in concessione a For-B. “Il patrimonio comunale non deve necessariamente produrre reddito – spiega l'assessore al Patrimonio Maria Grazia Creta – ma deve essere impiegato per finalità sociali che hanno una ricaduta per la città. Il progetto della Casa della Legalità prevede anche l'abbattimento di vecchi capannoni e il recupero di edifici, verso la fine del 2020, sul cui impiego sarà la prossima amministrazione a decidere”. Raoul Mosconi, assessore al Welfare tira le somme del progetto, che è pronto a partire non appena – con la primavera – i tempi saranno maturi per iniziare la semina: “Come si può vedere non si chiudono le persone con problemi psichiatrici in un centro, la realtà consolidata è altra e indica, cosa non scontata, l'apertura all'esterno”.

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