Venti caldi in quota: cancellata tutta la neve. Ma il gelo è dietro l'angolo

Nelle ultime ore la colonnina di mercurio ha subìto un drastico aumento soprattutto in quota, cancellando sui rilievi gli oltre venti centimetri di neve caduti mercoledì scorso

La situazione domenica mattina in Campigna. Nel corpo dell'articolo l'ondata di freddo vista dal modello europeo per lunedì 18 gennaio

Dell'abbondante nevicata dell'Epifania solo tracce. Tutta colpa delle umide e miti correnti oceaniche, che stanno pilotando una serie di perturbazioni che stanno attraversando e continueranno ad attraversare anche la Romagna. Nelle ultime ore la colonnina di mercurio ha subìto un drastico aumento soprattutto in quota, cancellando sui rilievi gli oltre venti centimetri di neve caduti mercoledì scorso. I forti venti dai quadranti sud-occidentali porteranno le temperature anche fino a 17°C nella giornata di lunedì, quando sono attese condizioni di spiccata variabilità, con alternanza di schiarite ed annuvolamenti, associati a locali rovesci sui rilievi. La Protezione Civile ha attivato un'allerta meteo di 30 ore per vento forte, con possibili raffiche sui rilievi fino a 100-110 chilometri orari e ventilazione media tra 70 e 80 chilometri orari. Martedì e mercoledì il cielo si presenterà prevalentemente sereno o poco nuvoloso, con temperature ancora al di sopra della media climatologica. Da giovedì entreranno correnti fredde, con possibilità di deboli precipitazioni.

POSSIBILE GELO - Salgono le possibilità dell'arrivo di un'ondata di freddo particolarmente intenso a partire dal prossimo fine settimana. Si tratta di una tendenza ancora da confermare, ma i principali modelli matematici, sia quello americano che quello europeo, inquadrano da venerdì la graduale irruzione di aria gelida siberiana, in particolar modo lungo il versante Adriatico, compresa la Romagna. Il tutto favorito dall'elevazione del promontorio anticiclonico subtropicale verso le latitudini settentrionali. Ancora da definire i risvolti nevosi: tutto dipenderà dalla formazioni di minimi depressionari.

L'OPINIONE DELL'ESPERTO - Chiarisce Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com: "Secondo il modello americano avremmo una normalissima fase fredda come ce ne dovrebbero essere almeno 3-4 in ogni inverno e che ormai sono diventate merce rara. Secondo il modello europeo si tratterebbe di una fase fredda più severa, anche se non particolarmente lunga, ma che porterebbe a temperature decisamente al di sotto della norma. Non ci sarebbero però particolari analogie col febbraio 2012, poiché allora l'origine della massa d'aria era diversa e tra le più fredde possibili in arrivo sulla nostra penisola (anche se non ci colpì in pieno). Infatti in quella circostanza il blocco di aria gelida partì addirittura dalla Mongolia e compì un lungo percorso retrogrado fino a farla arrivare prima in Russia e poi in Europa".

Aggiunge Randi: "Dall'analisi del modello europeo si tratterebbe di una massa d'aria inizialmente in distacco dal circolo polare artico (aria artica marittima) che poi, stazionando a lungo nelle zone continentali dell'Europa orientale, tenderebbe a raffreddarsi sensibilmente anche nei bassi strati perdendo gradualmente la componente marittima. Sarebbe comunque molto fredda, ma non ai livelli del 2012. Ovviamente per la determinazione di temperature al suolo particolarmente basse concorrono molti fattori a scala locale: infatti nel 2012 a causa della frequente copertura del cielo e venti sostenuti non si arrivò ai valori osservati in altre annate famose. Ma in aree come quelle piemontesi, che ebbero diverse nottate serene e con poco vento, si arrivò ai livelli del 1956, e le potenzialità della massa d'aria furono le stesse".

Rischio neve? Chiarisce l'esperto meteo: "Nell'ipotesi del modello europeo, che tendenzialmente ha una 'verification' tra le migliori", si tratterebbe di una fase fredda ma sostanzialmente secca, e quindi in assenza di copertura nevosa al suolo i valori non potrebbero scendere più di tanto; al più potremmo avere qualche nevicata da stau su rilievi appenninici e settore pedecollinare e qualche rovescio di neve sulla costa; anche se è molto prematuro ragionare ora sulle eventuali precipitazioni". In conclusione il meteorologo-climatologo suggerisce che "è meglio tenere le antenne dritte perché pur in assenza di un replay del 2012 sarebbe comunque una irruzione seria. Certamente sulla magnitudine dell'ipotetico episodio rimane un grado di incertezza ancora alto e dovranno passare ancora 48-72 ore almeno prima di avere un quadro chiaro, ma è alquanto probabile che la prima vera irruzione fredda dell'inverno 2015-2016 abbia buone probabilità di verificarsi".

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