Malattie uro-ginecologiche, problema per 10mila donne a Forlì

Una donna su sei soffre di problemi uro-ginecologici. Nel comprensorio forlivese, significa circa 10mila signore interessate, quasi tutte dai 40-45 anni in su.

Una donna su sei soffre di problemi uro-ginecologici. Nel comprensorio forlivese, significa circa 10mila signore interessate, quasi tutte dai 40-45 anni in su, mentre in Italia si tratta di ben 5 milioni. Per questo motivo, l’U.O. di Ginecologia-Ostetricia dell’Ausl di Forlì, con l’arrivo del nuovo direttore, dott. Celestino Claudio Bertellini, si è molto impegnata su questo fronte, soprattutto dal punto di vista chirurgico, introducendo nuove tecniche. L’obiettivo, adesso, è creare un vero e proprio ambulatorio dedicato, con ginecologi esperti in materia che inquadrino dal punto di vista diagnostico le pazienti, consultando, se necessario, altri professionisti, ad esempio urologi e radiologi, le indirizzino, a seconda delle rispettive esigenze, verso il trattamento più appropriato, e si occupino di tutto ciò che concerne il follow-up.

«Speriamo di realizzarlo entro l’anno – commenta il direttore – purtroppo, tali patologie, soprattutto l’incontinenza urinaria, sono sempre più alla ribalta; in passato le donne, un po’ per vergogna un po’ per ignoranza, tendevano a non affrontarle, ritenendole inevitabili. Oggi, invece, c’è maggior consapevolezza e volontà di risolverle, e ciò comporta una forte responsabilità da partte nostra».

Sotto la guida del dott. Bertellini, l’unità ha così conosciuto una decisa crescita in tale settore. «Attualmente, in questo campo, siamo in grado di trattare in modo completo tutte le patologie; sul versante chirurgico, in particolare, abbiamo introdotto tecniche innovative, offrendo nuove opportunità alle nostre pazienti». Un esempio è rappresentato dall’utilizzo di sling o mini-sling, ovvero protesi sintetiche nastriformi, da applicare sotto l’uretra attraverso incisioni minime, di appena mezzo centimetro. «In questo modo, nel 98% dei casi, la signora risolve in maniera definitiva i problemi di incontinenza urinaria da sforzo; il trauma chirurgico è minimo, tant’è che è sufficiente una sola notte di degenza e si possono riprendere dopo pochissimo tempo le normali attività quotidiane». Fra le nuove metodiche, un’altra molto efficace prevede l’inserimento di protesi sintetiche (“reti”) fra vescica e vagina, anteriormente, e fra vagina e retto, posteriormente, con l’obiettivo di correggere grossi prolassi vaginali e/o rettali, specie in pazienti già operate per gli stessi motivi. «Il principio è analogo alle “reti” per le ernie addominali, e la protesi fornisce ottime garanzie di eliminare per sempre il problema, evitando recidive».

L’unità si appresta poi a effettuare la riduzione del calibro dell’uretra in donne anziane con insufficienza uretrale, ovvero signore che, avendo un condotto uretrale troppo largo, perdono urina con frequenza. «Sono tutti interventi mini-invasivi, caratterizzati, cioè, da incisioni minime, minore ospedalizzazione, e veloce recupero. Tale approccio ci consente, infatti, di essere conservativi, evitare dolorosi tagli addominali, che comporterebbero tutta una serie di problematiche, e dare soluzioni definitive». Visti i vantaggi, il dott. Bertellini, dal momento del suo arrivo, si è impegnato per sviluppare a 360° gradi questo tipo di chirurgia, applicandola non solo all’ambito uro-ginecologico, ma a tutte le patologie ginecologiche maligne e/o benigne. «Abbiamo cercato di passare da una chirurgia tradizionale a una più innovativa, incrementando e migliorando l’endoscopia, sia laparoscopica sia isteroscopica, e introducendo l’uso del robot in campo oncologico, al fine di offrire risultati migliori, maggior sicurezza, e rispettare il più possibile l’integrità ginecologica delle pazienti».

Tornando al campo uroginecologico, l’opzione chirurgica non è la sola praticabile. «Alcune patologie, come l’incontinenza urinaria da urgenza o l’urgenza menzionale, si possono trattare farmacologicamente. In questi casi, le pazienti, di solito con età superiore ai 40-45 anni, avvertono l’esigenza improvvisa e continua di urinare, con stimolo impellente e perdite corpose, perché non riescono a raggiungere in tempo la toilette. Le forme uroginecologiche iniziali e/o non aggredibili per via chirurgica trovano poi un grande giovamento nella riabilitazione pelviperineale, eseguita da ostretiche, infermiere specializzate, e fisiatri, con l’ausilio di apparecchiature elettromedicali. A tale riabilitazione si può ricorrere anche nel post partum per correggere eventuali problematiche d’incontinenza urinaria insorte in gravidanza o nel puerperio, abbastanza frequenti fra le neomamme».

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