Profughi, l'assessore: "Non ci sono più criteri". Ragni (FI): "Clandestini da rimpatriare"

Come viene organizzata ora l'accoglienza dei migranti alla luce del Decreto Sicurezza. A chiarirlo è stato l'assessore al Welfare Raoul Mosconi in consiglio comunale

Come viene organizzata ora l'accoglienza dei migranti alla luce del Decreto Sicurezza. A chiarirlo è stato l'assessore al Welfare Raoul Mosconi in consiglio comunale di martedì pomeriggio, in risposta ai question time di Fabrizio Ragni (Forza Itali) e di Valentina Ancarani (Pd) e Lodovico Zanetti (Leu). L’assessore ai servizi sociali Raoul Mosconi ha indicato in 320 i profughi attualmente inseriti nella rete dell’accoglienza dei 15 comuni del comprensorio forlivese, quando un tempo se ne contavano anche 620.  Dice Mosconi: “Prima dell'era Salvini la distribuzione dei rifugiati avveniva su tutto il territorio nazionale in maniera equilibrata, con buon senso, corretta gestione e umanità. La Regione Emilia-Romagna aveva coordinato la ripartizione sul territorio regionale in maniera equa fra le Province. 14 Comuni dell'Unione di Comuni della Romagna Forlivese avevano sottoscritto nel gennaio 2015 con la Prefettura di Forlì - Cesena una convenzione facendosi interlocutori nella ricerca di risorse per l'accoglienza. L'esecuzione della convenzione era stata affidata dell'Unione all'ASP S. Vincenzo del Paoli”.

“L'accoglienza che i 14 Comuni intendevano realizzare e hanno realizzato in questi anni si prefigge i seguenti obiettivi: favorire l'integrazione dei rifugiati con le comunità locali attraverso un'accoglienza diffusa sui territori e fra i Comuni, in "piccoli gruppi" e con modalità atte a consentire la corretta accoglienza e il minore impatto sociale anche in relazione alle capacità organizzative e alle possibilità di accoglienza dei Comuni; ricercare e promuovere percorsi di autonomia per le persone accolte attraverso la collaborazione fra amministrazioni, istituzioni regionali e nazionali, soggetti del terzo settore e il coinvolgimento dei cittadini per garantire coesione sociale e sviluppo del territorio guardando oltre la situazione contingente; coordinare la gestione dell'accoglienza sul territorio per generare economie delle competenze e dei servizi considerando anche i progetti di accoglienza già attivi: SPRAR, accoglienza ex ENA, ecc... e i piani di contrasto alla povertà e per il sostegno alle persone e alle famiglie in condizioni di povertà estrema già residenti sui territori. Sul nostro territorio siamo riusciti ad assicurare questi obiettivi, con le risorse stanziate dal Ministero dell'Interno senza utilizzare risorse dei Comuni”. 

“Oggi con la chiusura in giro per l'Italia di Centri di Accoglienza non ci è più chiaro quali siano i criteri di distribuzione utilizzati e nemmeno quali logiche orientino il ricollocamento delle persone. L'unica logica sembra essere che dove ci sono posti disponibili possono essere accolti rifugiati. Dal marzo prossimo con la scadenza dei bandi per l'accoglienza, gestiti dall'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese la Prefettura emanerà il bando nazionale che non prevede più le azioni per l'integrazione. Si passerà dai famosi 35 Euro al giorno , ai 26,50 Euro per le strutture sopra i 50 posti e fino a 300, e a 21,35 Euro per le strutture sotto i 50 posti, ovvero per i sistemi di accoglienza diffusa come quella praticata sul nostro territorio. Non sarà più svolto l'insegnamento della lingua italiana. Tagli sono previsti per la mediazione culturale e l'assistenza sociale con ovvie ricadute sui servizi dei Comuni e della AUSL. Senza gli strumenti per integrare, senza che avvengano i rimpatri, con il decreto sicurezza che determinerà l'aumento dei clandestini come faremo a creare le condizioni per una maggiore sicurezza? Come faremo a promuovere le responsabilità e i doveri se l'accoglienza si limiterà ai servizi alberghieri? Quanto costa non conoscere l'italiano? Quanto costa non andare a scuola? Quanto costa non avere la possibilità di svolgere tirocini o attività socialmente utili?”

“I territori e i Comuni saranno spettatori di un sistema che non può funzionare e soprattutto che non porterà benefici a nessuno. Occorre una mobilitazione della comunità che non può rimanere indifferente, e questo richiede l'impegno di tutti. Si manca di rispetto al Comune di Forlì e ai Comuni dell'unione che hanno operato un'accoglienza sostenibile e giusta.   Per quanto mi riguarda questo rischia di essere uno dei tanti modi per fare vedere nemici nelle persone più deboli, perchè una persona che affoga in mare non è un clandestino ma rimane sempre una persona”, conclude Mosconi.

Diversa la visione di Ragni (Forza Italia), nella sua risposta: “C’è necessità di gestire al meglio  il fenomeno dei clandestini. C’è l’obbligo per il nostro paese di  tutelare la propria sovranità  e garantire la tenuta sociale delle nostre comunità  tutelando chi ha diritto a permanere nel nostro Paese e rimpatriando  chi vive di reati o espedienti. E anche nei nostri territori valga la regola che l’accoglienza di chi non ne ha diritto non sia applicata sine die, all’infinito, ma che venga ricondotta nei binari della verifica a tempo  e che si concluda con un rimpatrio veloce".

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