Rifondazione Comunista: "Il Comune vuole accorpare i quartieri"

Il Comune vuole mettere mano all'organizzazione dei quartieri, cambiandone i confini e aggregandoli in "zone". I quartieri a Forlì sono basati esclusivamente sull'azione di volontari

Il Comune vuole mettere mano all'organizzazione dei quartieri, cambiandone i confini e aggregandoli in “zone”. I quartieri a Forlì sono basati esclusivamente sull'azione di volontari, che si prodigano per segnalare le specifiche problematiche di piccole aree. Ma il Comune, alla luce dell'abolizione delle circoscrizioni, vorrebbe “razionalizzarli”.

Lo denuncia Nicola Candido, Segretario Rifondazione Comunista Forlì: “La confusione regna sovrana sul decentramento. Nell’incontro dedicato al tema, l’Amministrazione e il Sindaco hanno tentato di imporre lo smembramento e il sostanziale smantellamento dei Quartieri di Forlì. Pensare di accorparli in modo artificioso e senza tenere conto delle identità del territorio significherebbe distruggere quel patrimonio di volontariato e di attivismo oggi ancora presente. Come sempre, l’Amministrazione arriva in ritardo e con l’eliminazione delle Circoscrizioni vorrebbe, in poche settimane, riorganizzare il decentramento a colpi di mano. Nel concreto, tra le altre misure poco sensate, è previsto che un quartiere come Villafranca molto attivo in questi anni venga smembrato in due parti oppure che altri quartieri, storicamente dotati di una forte identità territoriale ed una riconosciuta capacità di aggregazione, vengano accorpati in tante piccole entità o zone, in modo del tutto innaturale”.

Ed ancora: “Trasferire il fulcro della partecipazione dai Quartieri alle Zone – sostanzialmente nuovi quartieri più vasti e disomogenei – piuttosto che far crescere una coscienza di Welfare partecipato e decentrato, scoraggerebbe ulteriormente l'iniziativa dei cittadini e favorirebbe l’idea secondo cui per risolvere i problemi della propria comunità sia meglio farlo individualmente o per interposta persona, ovvero per vicinanza politica o personale, invece che affrontarli in modo collettivo e solidale, una logica che va a scapito dei più deboli e stimola il clientelismo. I Quartieri, nati proprio per favorire il contributo diretto dei cittadini, non si possono trasformare in baracconi burocratici incentrati sulla delega, occorre, invece, sollecitare la partecipazione diretta, libera e spontanea delle persone, ponendo enfasi sull’importanza della nascita di posizioni concertate e condivise anziché sul propagandato decisionismo dell’”uomo solo al comando”, attuato nei “cinque anni di solitudine”, e di poca attenzione al territorio. Invece di definire accorpamenti sovra-Quartiere, sarebbero necessari un serio coordinamento, un’apertura del Consiglio Comunale e della Giunta alle istanze che arrivano dal basso, dai territori, l’accoglimento, dunque, di un autentico processo partecipativo e delle decisioni dei cittadini che quei quartieri abitano e conoscono”.

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