Fuksas pensa la rinascita della Rocca, Verdi e Italia Nostra: "Progetto vuoto e non rispettoso"

La Fondazione Cassa dei Risparmi ha ingaggiato il famoso architetto di fama mondiale Massimiliano Fuksas per elaborare un progetto di rinascita della Rocca di Ravaldino

Sauro Turroni mostra il progetto

La Fondazione Cassa dei Risparmi ha ingaggiato il famoso architetto di fama mondiale Massimiliano Fuksas per elaborare un progetto di rinascita della Rocca di Ravaldino. Nel 2024 potrebbe infatti giungere al termine la costruzione del nuovo carcere al Quattro (sebbene sia difficile fare previsioni dal momento che i lavori, gestiti direttamente dallo Stato, sono stati fermi da svariati anni e solo adesso sembrano ripartire). Questo significa che si andranno a liberare e a restituire alla città i vasti spazi della cittadella della Rocca di Caterina Sforza, che nella seconda metà dell'Ottocento furono destinati ad accogliere la prigione. La Fondazione, con un gruppo di lavoro sulla rigenerazione urbana, già dallo scorso marzo avrebbe interessato Fuksas almeno per progetto di recupero e rinnovo di questo spazio del centro storico, che è di proprietà del Comune e del Demanio.

Un progetto che, però, viene bollato da Sauro Turroni, ex senatore dei Verdi, come “aria fritta”. Spiega Turroni: “Alcuni giorni fa mi è stato recapitato in una busta anonima un cd con un progetto di 78 slide, datato aprile 2018, che farebbe riferimento nella carta intestata allo studio Fuksas e che tratta appunto della rigenerazione della Rocca di Ravaldino”. Commenta Turroni: “Mi risulta che questo studio sia stato pagato diverse decine di migliaia di euro. In esso non c'è altro che un copia incolla di vari progetti futuriri di Forlì, ma un'idea per la rocca vera e propria non c'è niente”.

In questa presentazione si parla della Rocca di Ravaldino come “nucleo propulsore di una catena di operazioni di riqualificazione dell'intero territorio comunale”. Commenta Turroni: “Grande povertà del progetto”. Solo una slide della presentazione prevederebbe per l'area della cittadella la realizzazione di hotel, struttura per la ricerca e le conferenze, accademia d'arte, musica e danza, ma anche co-living (definiti come “luoghi di interazione sociale pensati per i cittadini”) e orti urbani. Con la presentazione in mano tuona Sauro Turroni: “Con questa presentazione di Pinza almeno si scioglie un equivoco su chi amministra Forlì. L'urbanistica e la pianificazione del territorio non dovrebbe essere del Comune o del gruppo di lavoro della Fondazione?”. Mentre sul coinvolgimento di Fuksas è scettico: “Abbiamo già visto cosa significa l'arrivo di archistar con Sacripanti, che voleva sventrare il San Domenico per farci un teatro e per fortuna negli anni ha prevalso poi la nostra idea del recupero come museo. Col progetto per la Rocca siamo al 'Sacripanti 2, la vendetta”.

Turroni incassa già il sostegno di Italia Nostra. Lo dice Luciana Prati, presidente della sezione di Forlì: “Perché il coinvolgimento di Fuksas non è stato fatto per esempio con un incontro pubblico? Le idee sono fatte per essere discusse”. Prati è critica anche nel merito del progetto: “Serve un progetto rispettoso dell'edificio, della sua storia e delle persone che ci hanno vissuto dentro. Quel luogo ha una storia di 700 anni e non è neanche conosciuta del tutto. Lì sotto per esempio c'è un condotto in laterizio per allagare il fossato dal canale Ravaldino, sotto il carcere c'erano i caseggiati della cittadella. Anche il carcere fa parte della storia di quel luogo, lì sono presenti anche lapidi di patrioti della Repubblica Romana giustiziati nel 1852. C'è un mondo da raccontare in quell'area e i forlivesi hanno sempre risposto positivamente ogni volta che l'edificio è stato aperto, per esempio coi presepi o col rifacimento dei camminamenti”.

La chiusura, concludono Prati e Turroni, non è all'archistar in generale, con l'obbligo di servirsi sempre di professionisti locali: “Wilmotte è intervenuto al San Domenico con grande rispetto dei luoghi, mentre Lamberto rossi ha innovato il vecchio ospedale, ragionando sulla città e creando il campus. Anche a Ravenna è stata appena completata la rigenerazione di uno zuccherificio del 1899 che a Classe è stato rifunzionalizzato con un intervento ottimo destinandolo a museo della città”.

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