Smantellato un giro di prostituzione cinese da 20mila euro al mese, i soldi arrivavano ad Hong Kong

Sono finite agli arresti domiciliari tre persone, per ireati ipotizzati, a vario titolo sono sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento della permanenza di irregolari e autoriciclaggio

La gestione della prostituzione cinese rendeva parecchio, anche 20mila euro al mese. Nel momento di maggior via-vai, durante i monitoraggi dei carabinieri, si è arrivati a contare anche 230 clienti in un mese. Un'attività fiorente, diretta ad una clientela in buona parte fidelizzata, che si avvaleva, secondo le accuse, anche dello sfruttamento di giovani e belle cinesi dai 20 ai 30 anni irregolari in Italia, che ogni 2-3 mesi venivano cambiate. L'organizzazione prevedeva l'utilizzo di un centro massaggi cinese in via Decio Raggi e di un appartamento in piazzale della Vittoria, entrambi finiti sotto sequestro. L'attività dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Forlì non solo ha permesso di smantellare una rete di gestione della prostituzione orientale in città, ma è risalita all'attività di “ripulitura” degli ingenti proventi che avveniva attraverso il cambio delle grosse somme in contante nella valuta cinese, che veniva trasferita su conti correnti ad Hong Kong e tornava in Italia come finta attività di import-export di vini.

Il blitz

Per tutto questo sono finite agli arresti domiciliari tre persone, al termine di un indagine conclusasi in un'ordinanza di custodia cautelare dei pm Filippo Santangelo e Federica Messina. I reati ipotizzati, a vario titolo sono sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento della permanenza di stranieri irregolari e autoriciclaggio e coinvolte sono due donne cinesi di 52 e 56 anni e un forlivese di 55 anni. I primi monitoraggi sono partiti nel luglio dello scorso anno, partendo da annunci su giornali e su internet. I militari si sono subito resi conto che, nonostante le numerose utenze telefoniche, a fare da centralinista e a smistare i clienti sulla prostituta di turno, sia nel centro massaggi che nell'appartamento, era una tenutaria, quella che i militari ritengono il vertice del gruppo criminale. Lei, secondo le accuse, curava le inserzioni pubblicitarie, lei rispondeva al telefono, lei autorizzava le connazionali ad aprire la porta al cliente, che doveva sostare alcuni minuti dovendo essere intermediato appunto dalla 52enne.

VIDEO - I luoghi dove veniva svolta la prostituzione delle cinesi

Case a "Lanterne rosse"

La donna era anche colei che provvedeva al sostentamento delle ragazze, al pagamento degli affitti, alla cura della casa in zona di piazzale della Vittoria fino ad esempio alla gestione dello smaltimento dell'immondizia. Il suo compagno, forlivese di 55 anni, era invece il soggetto incaricato del ritiro e della custodia di fiumi di denaro contante, questo per una maggiore sicurezza contro il rischio di rapine. La terza destinataria della misura cautelare è infine una 56enne cinese, che invece si occupava della gestione del centro massaggi di via Decio Raggi e che, secondo le accuse, metteva a disposizione i locali della sua attività imprenditoriale, in sé lecita, per gli “extra” gestiti dalla coppia, per i quali tratteneva per sé parte degli incassi. Ragazze e immobili cambiavano spesso, per rendere difficoltoso tracciare il “giro”, che tuttavia è stato monitorato per mesi.

Denaro andata e ritorno ad Hong Kong

La complessità dell'indagine è stata anche quella di tracciare l'impiego di quelle ingenti somme di denaro in contante, che veniva re-immesso nel circuito legale – ipotizza la Procura – attraverso un sistema di auto-riciclaggio, un reato recentemente identificato. La “lavatrice del denaro” in questo caso sarebbe stata una società di import-export di vini con due sedi speculari, a Forlì e ad Hong Kong, realmente operativa nel suo ramo di attività, perquisita dai carabinieri. Secondo la ricostruzione investigativa il denaro in euro veniva convertito in yuan cinesi, attraverso operazioni in contanti, in bonifici e postepay con emigrati cinesi presenti in Italia. Quindi il capitale in valuta cinese veniva versato su banche con sede ad Hong Kong e rientrava in Italia come saldi di fatture o aumenti di capitale. Nel corso delle indagini sono state denunciate in stato di libertà altre 4 persone coinvolte nel favoreggiamento della prostituzione o nelle operazioni intermedie del riciclaggio di denaro.

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