Quando si invocava la Madonna del Fuoco per scampare ai terremoti e al contagio della peste

Nel gruppo Facebook “La Madonna ritorni in Piazza”, compaiono gli hashtag “#peste #intercedepronobis #salusinfirmorum”, moderne richieste d’intercessione alla madre celeste

In tempo di “Coronavirus”, quando anche l’Italia comincia a fare i conti con la grave infezione polmonare proveniente dalla Cina, le cronache forlivesi restituiscono ripetute situazioni di pericolo per la collettività, come peste e terremoti, in cui ci si è affidati senza indugio alla Madonna del Fuoco. Nel gruppo Facebook “La Madonna ritorni in Piazza”, curato da Daniele Casi, compare una foto con le scritte in latino riportate alla base della colonna dedicata alla patrona.

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Eretta nel 1928 in piazza del Duomo a fianco della chiesa madre, è la stessa stele che ha campeggiato al centro della Piazza Maggiore, oggi dedicata ad Aurelio Saffi, dal 1636 al 1909. In quell’anno fu rimossa dal Comune dopo i moti di piazza inscenati da un gruppo di facinorosi capeggiati da Benito Mussolini, ancora socialista e ben lontano dal divenire il Duce del fascismo. Se il lato della colonna che guarda la Cappella del Sacro Cuore parla della sua collocazione nel 1636 in piazza Saffi, e quello che fronteggia la porta laterale destra del Duomo racconta della sua ricollocazione in piazza Duomo nel 1928, il lato su Palazzo Albicini recita: “A Dio Ottimo Massimo ed a Maria Santissima del Fuoco, i forlivesi celebranti il quinto centenario”. La scritta che più ci interessa è quella leggibile da corso Garibaldi: “Serenitatis atque pluviarum moderatrici a peste a terremotu servitrici”.

La traduzione italiana recita così: “Alla moderatrice del sereno e delle piogge, alla preservatrice dalla peste e dal terremoto”. Le cronache dei quasi 600 anni di devozione alla Madonna del Fuoco, riportano innumerevoli episodi di intercessione collettiva alla madre celeste per contrastare pericoli di contagio. “Nel 1510 - si legge in Storia della Madonna del Fuoco di mons. Adamo Pasini, che riprende la cronaca originale del tempo di Giovanni di Mastro Pedrino - ci fu fierissima mortalità assai diffusa e fu detto che Forlì doveva ritenersi fortunata se aveva avuto solo 1500 morti”.

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“Intorno al 1691 e 1692 – scrive Giuliano Bezzi in “Il Fuoco trionfante” – la Lombardia era già stata assalita dalla peste, che si era diramata fino alle città e luoghi circostanti alla città di Forlì. Il più affidato rimedio fu il ricorso alla miracolosa Madonna del Fuoco e al di lei santissimo Figliolo (…) Nonostante che i soldati cittadini avessero fatto la quarantena, ne entrarono molti in città con le piaghe e le pustule aperte. E fu miracolo dunque che questa città immersa nella peste non fusse sommersa dalla peste. E fu miracolo della nostra grande Signora”. “La Stella del Cielo che diè latte al Signore – recita l’implorazione ufficiale alla patrona celeste - distrusse la peste della morte, che fu introdotta al mondo dal progenitore degli uomini. Si degni ora la medesima Stella placare il cielo, che irato contro la terra, distrugge i popoli con la crudele piaga di morte. O pietosissima Stella del mare, Tu ne scampa dalla peste”. Sempre nel gruppo Facebook “La Madonna ritorni in Piazza”, compaiono gli hashtag “#peste #intercedepronobis #salusinfirmorum”, moderne richieste d’intercessione alla madre celeste. 

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