Ritirata l'acqua, sale l'onda della rabbia: "Aziende devastate, pavimenti sollevati in casa"

Se le strade sono asciutte e percorribili, lo stesso non si può dire per scantinati, garage, taverne, piani terra, magazzini e strutture pubbliche come campi sportivi, giardini e tanto altro

Se le strade sono asciutte e percorribili, lo stesso non si può dire per scantinati, garage, taverne, piani terra, magazzini, negozi e strutture pubbliche come campi sportivi, giardini e giochi per i bambini. Ritirata l'acqua, sale la seconda ondata, quella della rabbia dei cittadini. E in molti a Villafranca un'idea precisa sulle responsabilità ce l'hanno, puntando il dito sul cantiere di Autostrade, vale a dire dove è avvenuta la rottura dell'argine. “Speriamo che le autorità facciano il loro lavoro”, spiegano. Lo sconforto è tanto: tutti vanno con la memoria all'alluvione, che fu più contenuta, del 6 febbraio 2015. “Anche allora i politici promisero fondi e risarcimenti. Non abbiamo visto un euro e stiamo ancora aspettando”, dicono a Villafranca con la disillusione di chi sa che, se qualcosa arriverà, arriverà dopo un'interminabile burocrazia, anni di attesa. E comunque solo briciole rispetto ai danni patiti.

Nella sede di un'impresa edile e di impianti di via Lughese in 5-6 persone nel pomeriggio di mercoledì erano ancora intenti a spazzare via l'acqua. Una delle titolari ci porta nel magazzino con ancora il fango in terra. Le scatole dei prodotti sono zuppe fino ai 30 centimetri. “Tutta roba da buttar via”, allargano le braccia. Nelle scrivanie l'acqua è invece arrivata dentro i cassetti. Stessa sorte per i pesanti pannelli che ospitano il campionario di mattonelle e rivestimenti. “Il fango è ancora lì sotto, i pannelli in compensato si stanno già aprendo per l'umidità”. Danni, tanti danni, che prendono la forma plastica del piazzale antistante l'azienda pieno di materiale da buttare via. I sacchetti di sabbia non sono serviti ad arginare l'ingresso dell'acqua? Un sorriso amaro: “Ce ne hanno dati cinque o sei...”

Parlano i cittadini di Villafranca: "Risarcimenti? Sarà zero, come l'altra volta"

Che qualcosa non abbia funzionato nelle ore precedenti all'alluvione è chiaramente avvertito dalla popolazione, che parla di pochi sacchetti di sabbia e mal distribuiti. Nessuno spara su Protezione civile e vigili del fuoco (“Hanno fatto un lavoro grande, li ringraziamo”, spiega una signora alle prese con un garage sotterraneo che solo ora riemerge). Ma che l'emergenza sia stata ben gestita come recitano i comunicati di forma delle autorità preposte è ben lontano dal sentire comune se ci si allontana di una decina di chilometri dai palazzi del potere del centro storico di Forlì. “Vediamo se almeno saranno coerenti con le promesse” si lamenta un uomo col fango al ginocchio. 

In una struttura di 7 villette a schiera sempre in via Lughese, la protezione civile è al lavoro con le pompe per svuotare un sotterraneo fatto di garage e tavernette abitate. Gli ambienti, alti due metri e settanta centimetri si sono totalmente riempiti d'acqua. La pressione dell'acquache da sotto si infiltrava ha fatto sollevare anche le mattonelle dei pavimenti. Qui i danni sono grossi, anche alle strutture e agli impianti. Spiegano i residenti di queste villette a schiera: “Siamo rimasti qui intrappolati per tutta la giornata di ieri. I vigili del fuoco ci hanno avvisato di non uscire di casa e siamo stati per ore nei piani alti”. Tutto questo mentre l'acqua divorava i piani terra, che già erano stati colpiti dall'alluvione del 2015.

Pochi metri prima, un elegante condominio di 11 unità, ha 5 pompe attive per eliminare l'acqua dai garage sotterranei (“Ce le siamo comprate noi”, spiegano). Qui le arginature con assi di legno hanno fatto parzialmente il loro lavoro. Spiega un ragazzo: “L'acqua era alta venti centimetri e scorreva veloce verso il centro del paese. Nei garage alla fine ce la siamo cavati con solo 50 centimetri di acqua”. Sufficienti ovviamente per danneggiare quanto si trovava dentro, ma anche i muri. Dall'alto, infatti, l'acqua scrosciava come una cascata grazie alle consistenti infiltrazioni dal soffitto. Chiacchieriamo con le persone intente a lavorare per pulire e buttare via quanto rovinato. “Ci dà una mano?”, chiede ridendo una signora. Continuiamo a chiacchierare di quanto accaduto. “Ho capito che la mano non ce la dà” conclude la signora. Almeno il morale è alto, anche se non è possibile fare diversamente. 

In via Curtatone parliamo con due famiglie munite di stivali, scope e idropulitrice. L'acqua è entrata nelle villette. E' scolata dai locali al piano terra fino alla taverna dove si trovavano elettrodomestici, la caldaia e attrezzi per la ginnastica. Difficile dire cosa si salverà una volta asciugato, di sicuro il giardino è diventato il punto di stoccaggio di divani e altri mobili che finiranno in discarica. Pochi metri più avanti un'altra famiglia: “A noi è andata tutto sommato bene, ma siamo liberi professionisti e da due giorni non lavoriamo. Anche questa è una perdita”. Anche qui i muri hanno assorbito molta acqua: "Vediamo quando si saranno asciugati".

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