Rapina, 8 persone sequestrate all'Amorosa: "Ci interessa la banca, tranquilli". Paura per una ragazza incinta

Ad ognuno, man mano che arrivava, il trattamento riservato era lo stesso: la minaccia di una pistola, tenuta giù freddamente con la canna rivolta al pavimento, e le mani legate con fascette da elettricista

Ad ognuno, man mano che arrivava, il trattamento riservato era lo stesso: la minaccia di una pistola, tenuta giù freddamente con la canna rivolta al pavimento, e le mani legate con fascette da elettricista. E' stata questa l'accoglienza del rapinatore ai lavoratori del ristorante “L'Amorosa” di via Ravegnana e ad altri passanti. Otto persone in tutto si sono trovate in quella terribile situazione, durante la rapina alla banca adiacente, in via Zampeschi, tra le 8 e le 9 di mattina. L'ultima arrivata è stata una ragazza incinta, che in quei momenti concitati è fuggita, riparandosi nel bar adiacente al ristorante. “Mi urlavano: attenta, ha una pistola, ma io non capivo neanche bene cosa stesse succedendo, è capitato tutto così in fretta”, spiega la ragazza che, in un momento delicato come la gravidanza, si è trovava a vivere attimi di grande tensione.

Forse è stata questa fuga a costringere i malviventi a lasciare il campo o forse già se ne stavano andando, tenuto conto che la rapina si stava protraendo da molto, troppo tempo, forse in attesa di un furgone portavalori pieno di soldi che però non passava. La ragazza sarebbe stata anche brevemente ricorsa in via Ravegnana dal bandito, ma qui i ricordi si fanno nebulosi. Tutto è durato pochi attimi. Una scena da Far West insomma, che però non ha impedito l'apertura dell' “Amorosa”, una delle osterie romagnole più apprezzate e popolari in città. I suoi piatti tipici e genuini richiamano sempre tante persone sia a pranzo che a cena. E quindi si inizia a lavorare presto. Gli addetti, pur scossi, hanno preso a lavorare dopo questa brutta esperienza e il ristorante è stato regolarmente aperto a pranzo. E nel primo pomeriggio già all'opera con la sfoglia, a preparare vassoi e vassoi di cappelletti. Perché è così: c'è chi non si ferma mai per guadagnare onestamente e chi, invece, pensa di fare i “soldi facili” e non esita a brandire armi e sequestrare le persone.

LA RAPINA - Banda armata dà l'assalto ad una banca
IL PORTAVALORI - Il commando aspettava l'arrivo del portavalori
IL VIDEO - Come hanno agito e da dove sono passati i malviventi

Cosa c'entravano i dipendenti dell'Amorosa con la rapina in banca? Niente, se non il fatto di avere il cortile con l'ingresso di servizio in comune con una finestra al piano terra della banca (guarda il video) – che si affaccia sulla strada opposta, via Zampeschi -, una finestra difesa da una modesta inferriata, tagliata con facilità e sorvegliata appunto da un malvivente. Ed è così che intorno alle 8 di mattina è arrivata la prima cuoca, accolta con l'arma e il volto travisato da una sciarpa tirata su sopra il naso e il cappello lasciava appena intravvedere gli occhi. “Mi ha messo una fascetta ai polsi, ha stretto molto e mi ha fatto male”. Chissà il malvivente se pensava che nel giro di un'ora sarebbero arrivate ben 8 persone da sequestrare, tra addetti del ristorante, fornitori (“Ci è finito in mezzo anche il ragazzo che ci porta le patate”, spiega la cuoca), perfino uno che è capitato lì per sbaglio, un anziano cliente del circolo. “Quando gli hanno detto di mettersi in un angolo ad aspettare non ha neanche capito e ha tentato di tirare fuori il telefono, per avvisare che tardava”, raccontano il buffo episodio i sequestrati.

“Quell'uomo ci diceva: 'Non preoccupatevi, siamo qui per rapinare la banca, voi non c'entrate. Se anche avete mille euro addosso o l'orologio di valore non ci interessa, state lì tranquilli”, spiega un altro sequestrato. Aneddoti, particolari, che nulla tolgono al grande spavento di iniziare così la giornata, e – nonostante tutto – di portarla a termine lavorando, tra una sfoglia per fare cappelletti, un cliente da servire a pranzo e gli interrogatori dei carabinieri, che si sono protratti fino al pomeriggio inoltrato.

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