Riaccensione del Faro del Duce, arriva un secco "no" anche da Londra

Anche da Londra arriva un “no” a chi vorrebbe riaccendere il faro in cima alla torre di Rocca delle Caminate a Predappio che fu la residenza di Mussolini.

Anche da Londra arriva un “no” a chi vorrebbe riaccendere il faro in cima alla torre di Rocca delle Caminate a Predappio che fu la residenza di Mussolini. E’ quello della Sezione dell’Anpi nel Regno Unito sulla cui pagina Facebook il giornalista e scrittore romagnolo Alfio Bernabei, che vive da tempo a Londra, scrive che riaccendere il faro sarebbe come fare un regalo “ai nazi-fascisti nazionali e internazionali”.

Bernabei osserva “C’è sempre chi vuole diffondere propaganda della dittatura fascista. Ma questa iniziativa (per ora solo ventilata)  equivarrebbe alla pubblicità al neon presentando il fascismo come epicentro di salvezza (faro) per chilometri e chilometri senza neppure perdere un minuto delle ore notturne".

“Immaginate i bambini che chiedono: “Cos’è quella luce che brilla così lontano?” “E’ il faro di Mussolini”. “Se lo hanno riacceso significa che doveva essere un grand' uomo, luce di speranza.” “Certo, era anche alleato di Adolf Hitler insieme al quale dopo aver soggiogato gli Italiani contribuì a portare avanti gli sviluppi che condussero alla seconda guerra mondiale, 50 milioni di morti. 8000 candele di omaggio se le merita.” dice ancora Bernabei.

Nel sostenere che riaccendere il faro sarebbe “apologia di fascismo” l’Anpi londinese “si associa al deputato Giuseppe Berretta che ha sollevato la questione con un’interrogazione al Ministro degli Interni ricordando tra l’altro che “proprio Rocca delle Caminate è stato un luogo della vergogna, il luogo in cui fu massacrato con incredibile ferocia Antonio Carini detto Orsi, dirigente nazionale partigiano, e sempre lì furono imprigionati e torturati tanti altri partigiani".

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Bernabei conclude scrivendo che il faro riacceso “sarebbe un oltraggio alla memoria della Resistenza e nuova componente di quella derelizione morale associata al revisionismo storico che con varie scuse vuole riverniciare a fresco i simboli della dittatura.”

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