"Chiediamo il Ministero della Pace": Azione Cattolica sposa l'iniziativa della Comunità Papa Giovanni XXIII

"Il Ministero per la Pace potrebbe, in collaborazione con altri ministeri e gli altri organi istituiti nelle amministrazioni statali, individuare azioni coordinate nazionali e finalmente dare il nome ad una politica strutturale per la pace", evidenzia Russo

Il presidente di Azione Cattolica Forlì-Cesena, Edoardo Russo, sposa la campagna promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che invoca l'istituzione di un Ministero della Pace al fine di "gestire i conflitti sociali, promuovere la difesa civile, attuare politiche di disarmo, difendere i diritti umani, educare alla nonviolenza e prevenire la violenza". "Il sostegno e l’impegno dell’associazione non potevano mancare per un’iniziativa che intende chiamare le istituzioni a dare attuazione a scelte e politiche concrete di promozione della pace e della fratellanza fra i popoli - sottolinea Russo - consapevoli che è compito di ciascuno di noi farci sempre più testimoni di pace dentro la vita quotidiana, nelle strade, nelle case, nei quartieri delle nostre città".

"Il Ministero per la Pace potrebbe, in collaborazione con altri ministeri e gli altri organi istituiti nelle amministrazioni statali, individuare azioni coordinate nazionali e finalmente dare il nome ad una politica strutturale per la pace - viene evidenziato -. Il nuovo Ministro, agendo in maniera trasversale ed in collaborazione con gli altri ministeri, avrebbe competenza sulla "promozione di politiche di Pace" per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale e l’integrazione".

Focus anche sul "disarmo, con il monitoraggio dell’attuazione degli accordi internazionali e promuovendo studi e ricerche per la graduale razionalizzazione e riduzione delle spese per armamenti e la progressiva riconversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa". Si punterebbe inoltre alla "difesa civile non armata e nonviolenta, con particolare riguardo ai Corpi Civili di Pace al Servizio Civile quali strumenti di intervento nonviolento della società civile, nelle situazioni di conflitto e in contesti di violenza strutturale e culturale". Quindi "prevenzione e riduzione della violenza sociale e promozione di linguaggi e comportamenti liberi dall’odio". Infine "qualificazione delle politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, trasformazione positiva dei conflitti, tutela dei diritti umani e mantenimento della pace e mediazione sociale, riconciliazione e giustizia riparativa, promuovendo misure concrete di “riparazione” alla società del danno commesso dal reo".

"In relazione a queste aeree - viene spiegato - il ministero per la pace dovrebbe provvedere all'istituzione di un nuovo Sistema Nazionale per la promozione della Pace e per la Coesione Sociale dei cittadini, in collaborazione con altri ministeri, dipartimenti, comitati interministeriali e con gli altri organi collegiali istituiti presso amministrazioni statali, le cui determinazioni incidono sulla costruzione e promozione della “pace positiva” ai fini dell’individuazione di azioni coordinate". Si punterebbe "all'adozione di un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale e alla costituzione di commissioni di studio e consulenza e gruppi di lavoro nelle materie oggetto delle aree di delega".

Infine "provvedere nelle predette aree di funzioni ad intese e concerti di competenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri necessari per le iniziative, anche normative, di altre amministrazioni; promuovere la comunicazione istituzionale in materia di politiche per la pace; curare il coordinamento tra le amministrazioni competenti per l’attuazione dei progetti nazionali e locali, nonché tra gli organismi nazionali operanti nelle materie oggetto della delega; e partecipare ai lavori del Consiglio d’Europa e dei suoi organismi, nelle materie oggetto della delega di funzioni".

"La sfida per una nuova politica è di affiancare ai consueti strumenti di gestione “ordinaria” un’azione radicale di cambiamento al sistema di vita delle nostre società, che faccia della Pace uno specifico campo di azione dell’attività politica e di Governo. Solo costruendo giorno dopo giorno la Pace si genera un tessuto sociale positivo, che superi le forze disgreganti, i populismi e le crisi, in grado di reagire alle spinte violente che scaturiscono dai conflitti sociali ed economici e dalle tensioni delle periferie dell’emarginazione - conclude Russo -. Il Ministero della pace è una risposta innovativa al bisogno di sicurezza e benessere2.

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