"Ricordo dunque sono. La festa del 25 Aprile e l'importanza della memoria"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

"Siamo convinti che la necessità di ricordare è un tutt'uno con la capacità di essere e di sperare, di pensare il presente e preparare il futuro. Se consideriamo il modo di vivere diffuso ai nostri giorni, sembra di poter dire che oscilliamo paurosamente tra un ricordo che si fa rancore o nostalgia e un presentismo senza respiro e senza orizzonte. Immersi nel tempo, ne subiamo il peso, oppure pretendiamo di afferrarlo per fermarne il corso, azzerarne il divenire. Eppure il tempo ci attraversa, ci plasma. Quanto accade intorno a noi non ci lascia indifferenti ed è dentro il tempo che diveniamo ciò che siamo. Un tempo fatto di relazioni, relazioni che, in fondo, ci spaventano. La relazione al passato da cui veniamo, e la relazione a un futuro, che ancora non vediamo. Gestire queste relazioni, prenderne coscienza, non è affatto semplice. Molto più semplice è pensare che tutto cominci con noi, che tutto si possa creare e ricreare a proprio piacimento, che non ci sia una realtà che ci è consegnata e che ci viene incontro, che non ci sia una verità da riconoscere ma unica­mente un’opinione da affermare, un punto di vista da far valere.

Il venir meno della memoria non ha però soltanto a che fare con le promesse mancate o deluse, ma anche, e ancor di più, con le illusioni che alimentano, potenti e pervasive, il modo di vivere e di pensare di questo strano tempo che viviamo. L’idea che si possa trovare una soluzione ai problemi, subito. Che le risposte siano a portata di mano e per tutti. L’idea che non ci sia bisogno di un tempo, di processi lunghi, di faticosi confronti. Tutto subito e per tutti. Senza memoria ci si può forse sentire illimitatamente aperti a possibilità impensabili e impensate, ma non si può veramente costruire il futuro. Il fatto è che la nostra vita è fatta di legami e che non possiamo ridurli a una dimensione orizzontale e narcisistica. E i legami si dispiegano nel tempo disegnando il nostro volto, dando forza alle nostre mani, imprimendo slancio e solidità ai nostri passi, allargando il nostro sguardo. Siamo dentro un tempo che non dipende unicamente da noi, dentro una realtà che ci precede e ci supera, dentro una storia che ci vede protagonisti, ma insieme a molti altri il cui volto occorre imparare a riconoscere.

L’assenza di memoria ci rende forse più leggeri e, almeno apparentemente, più audaci, ma sicuramente più fragili, con il rischio di diventare inconsistenti. La memoria va di pari passo con la gratitudine, con la capacità, tutta da ritrovare, di saper dire grazie. Perché chi si guarda indietro con sguardo veramente libero non ha solo da rivendicare o da accusare, ma ha prima di tutto da ringraziare. Potranno esserci errori e limiti nell’operato di chi ci ha preceduto ma c’è sicuramente una fatica, la fatica del vivere, e c’è un lavoro, quello quotidiano costruire questo mondo: una fatica e un lavoro che hanno bisogno di essere riconosciuti, ascoltati, assunti.  È da lì che bisogna ripartire, da questa trama di relazioni che la memoria ci aiuta a recuperare, a custodire, a capire. Solo la memoria può guidare veramente i nostri passi spingendo avanti il nostro cercare, può rendere avvedute le scelte e ponderate le decisioni, può tenere accesa la fiducia oltre il fuoco di paglia, rapido e fugace, dei pronunciamenti ideologici. La memoria ci fa essere. Ci fa essere quello che siamo, ma anche quello che possiamo e a cui aspiriamo. La memoria è principio ineludibile del futuro da costruire e da attendere, dell’orizzonte di senso entro cui ci muoviamo". 

Edoardo Russo
Presidente di Azione Cattolica
Diocesi Forlì-Bertinoro

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