Omicidio, la nota criminologa di "Porta a porta" testimone in tribunale a Forlì

La nota criminologa è stata scelta come consulente tecnico e ha ricostruito la terribile dinamica del delitto

Volto noto del salotto di Bruno Vespa, Roberta Bruzzone ha fatto capolino lunedì mattina al palazzo di giustizia di Forlì. La nota criminologa negli scorsi mesi ha lavorato sull'omicidio di Alfredo Benini, l'anziano che venne aggredito nella sua villetta di Cesenatico nel 2017. Bruzzone ha fatto così la sua comparsa lunedì mattina davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Forlì (presidente Rossella Talia), dove si tiene il processo alla nipote di Benini. Spesso sotto la luce dei riflettori per la sue apparizioni in tv, Bruzzone è stata l'asso tirato fuori dalla manica dal difensore delle parti civili Raffaele Pacifico, che l'ha chiamata nel processo come consulente tecnico. Smessi i panni del personaggio televisivo, Roberta Bruzzone ha messo quelli del suo lavoro "dietro le quinte", vale a dire la consulente nei diversi casi di criminalità.

La seconda udienza, parlano i periti dell'accusa:  Benini colpito con la porta chiusa

La criminologa, molto a suo agio davanti alla corte, ha ricostruito la dinamica della violenta aggressione subita dall'anziano cesenticense. Un processo che ha scosso tutta la comunità di Cesenatico e vede sul banco degli imputati la nipote 56enne Paola Benini, presente in aula e impassibile per tutta l'udienza. La psicologa forense ha esaminato la scena del delitto e in particolare le tante macchie di sangue nella “villetta degli orrori”. Davanti alla corte ha ricostruito il primo colpo subito dall'87enne: “Un pugno o un ceffone che gli ha causato la lesione delle ossa nasali”. Colpi terribili per la vittima, che aveva già poca capacita reattiva a causa dell'età e dei gravi problemi alla vista. In un processo che si preannuncia indiziario, è ancora oscuro quale sia stato il corpo contundente sferrato più volte, almeno quattro, contro il cranio della vittima. La criminologa, entrata nel suo terreno più congeniale, ha ipotizzato che possa trattarsi di un mazzo di chiavi, che avrebbe provocato una visibile cicatrice a V sulla testa dell'anziana vittima. 

Bruzzone ha poi messo la lente d'ingrandimento sulla seconda fase della violenta aggressione sottolineando la presenza di una pozza di sangue dal volume notevole nel corridoio. “Qui Benini, inizialmente in piedi, è stato colpito almeno due volte, accasciandosi a terra con l'aggressore alle sue spalle. Una dinamica terribile in cui non è ancora chiaro l'oggetto scagliato contro il cranio dell'anziano. “Vista la presenza di una cicatrice a V sulla tempia della vittima, e sulla base di casi precedenti, ipotizzo che possa essere stato colpito con un mazzo di chiavi”. Secondo la Bruzzone l'aggressore conosceva bene la casa e sapeva come muoversi, “negli spostamenti ha sempre anticipato la vittima probabilmente alla ricerca di qualcosa che era nella disponibilità di quest'ultima”. Il malcapitato anziano avrebbe subito almeno quattro colpi sul capo, prima di trascinarsi nella propria camera da letto e poi all'ingresso del box-garage dove sono state trovate altre macchie di sangue.

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