San Giacomo viene restituito alla città con l'inaugurazione: "Un luogo dedicato alla musica"

"Abbiamo fortemente voluto questo luogo di grande pregio, unico per le sue caratteristiche e fruibile in maniera multidisciplinare, come esempio autentico di riqualificazione urbana, che si accinge a consolidare il polo culturale dei Musei San Domenico", ha dichiarato il sindaco

E' pronto per aprire le porte alla città il nuovo spazio per grandi eventi, dopo anni di lavori che riconsegnano alla città di Forlì la ex chiesa di San Giacomo apostolo. L'apertura al pubblico sarà il 30 e 31 maggio, con un doppio appuntamento musicale, a 7 anni dalla partenza del restauro della chiesa. In questi giorni si sta concludendo l'allestimento dello spazio, che da subito può ospitare 320 persone a sedere.

“Abbiamo fortemente voluto questo luogo di grande pregio, unico per le sue caratteristiche e fruibile in maniera multidisciplinare, come esempio autentico di riqualificazione urbana, che si accinge a consolidare il polo culturale dei Musei San Domenico”, ha dichiarato il sindaco di Forlì Davide Drei. “Intendiamo investire su una vocazione specifica per la musica, che sino ad oggi non godeva di un luogo dedicato – prosegue Drei - a completamento dell'offerta culturale del polo rappresentata dai musei e dalle grandi mostre".


 
Il restauro della chiesa è stato realizzato dal 2008 al 2012 e l'allestimento è partito ad aprile del 2014, per un costo totale di circa 12 milioni. “Stiamo verificando l'acustica anche per grandi concerti – spiega l'assessore ai Lavori pubblici del Comune di Forlì, Francesca Gardini – ma da subito si partirà con la musica per l'inaugurazione, visto che, oltre che come sala convegni, questo straordinario luogo è già idoneo anche per concerti. Si tratta di capire se si vuole migliorare ulteriormente l'acustica, arrivando anche ad utilizzarlo come sala di registrazione, portando le sedute fino a 560. Su questo si sta ragionando”.

LA STORIA - Edificata nel corso del XIII secolo fu sede dell'ordine dei domenicani, da cui prese il nome più noto di chiesa di San Domenico. Nella prima metà del Cinquecento furono ristrutturati i due chiostri e la sala del Capitolo. Tra il 1715 e il 1719 l'interno della chiesa venne riformato sulla base di un progetto attribuito a Giuseppe Merenda, ispirato alla grazia leggiadra del barocchetto. Espropriato e ridotto ad usi militari da Napoleone, il complesso, dopo essere stato per breve tempo restituito all'Ordine, fu di nuovo incamerato dallo Stato, stavolta sabaudo, nel 1867. Si avviò così verso un rapido declino, che lo condusse nel 1978 al crollo del tetto e allo sventramento della chiesa.
 
 
 

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