Quando l'amore per la vita è più forte della malattia: "Così ho vinto la mia battaglia sulla sclerosi multipla"

Silvia Baistrocchi racconta la sua storia, la sua patologia e la sua guarigione in un libro pieno di speranza

"Sclerosi multipla ti ho vinto così. Quando l'amore della vita è più forte della malattia". Silvia Baistrocchi racconta la sua storia, la sua patologia e la sua guarigione in un libro pieno di speranza. L'autrice, recentememente ospite al Centro della Persona, gestito dalla fisioterapista Valentina Terlizzi, ha esposto la sua esperienza di vita facendo emergere molti punti di riflessione tra cui i limiti della medicina tradizionale e l'importanza di lavorare su sè stessi. 

"Ho vinto la sfida contro la sclerosi multipla, una malattia invalidante e debilitante - racconta l'autrice -. Non so se sono guarita e non mi interessa, è un termine medico. Io non mi sento più malata. Sono nata da una famiglia benestante e apparentemente avevo tutto. Eppure non avevo autostima e soffrivo perchè la mia mamma era affetta da sclerosi multipla. Per starle accanto ho iniziato a vivere le sue sofferenze. A 21 anni, l'anno in cui ho conosciuto mio marito, Roberto, una mattina appena sveglia ho notato che non riuscivo a muovere la parte destra del mio corpo".

"Sono cresciuta con la convinzione che la malattia sia un nemico da combattere attraverso le cure del medico. In venti anni ho fatto tutte le terapie che mi avevano prescritto senza dire una parola anche se gli effetti collaterali mi distruggevano le giornate - prosegue -. Non dicevo nulla, non ero parte attiva della cura. Ho sbagliato. Mi ricordo come se fosse ieri il momento in cui il medico mi ha comunicato che nell'arco di una decina d'anni sarei finita sulla sedia a rotelle. Da quell'istante ho iniziato a sentirmi completamente sopraffatta dalla mia malattia. Le parole veicolano emozioni, pensieri, cambiano le persone e la realtà. Nel 2008, nonostante i medici mi avessero sconsigliato di affrontare una gravidanza, è nata mia figlia Chiara. Mi sentivo inadatta, debole ma ponevo tutte le mie attenzioni su di lei".

Proseguendo nel racconto la scrittrice ha descritto il punto di svolta. L'esperienza spirituale che l'ha fatta rinascere ed il percorso che ha intrapreso per guarire. "Una sera io, Roberto e Chiara eravamo nella nostra casa di campagna, avrei dovuto fare un'iniezione, ma non è andata a buon fine. Ho avuto uno shock anafilattico, seguito da un'esperienza di pre-morte. Mi sentivo leggera mentre lasciavo il mio corpo, dall'alto vedevo tutto. Ora non riesco a descrivervi la bellezza, la serenità e la pace assoluta che provavo. Gli infermieri andavano su e giù per la stanza cercando di riportarmi in vita, io non capivo che senso avesse quell'accanimeto. Stavo bene. Davvero".

"Roberto mi schiaffeggiava, mi chiedeva di non andarmene - ricorda ancora Silvia -. Ero nell'immensità, la vita mi sembrava così breve in confronto, ero tranquilla per lui. Ho visto il futuro, il giorno del mio funerale ed la giornata seguente, di me non rimaneva niente. Scelsi di tornare nel mio corpo per la mia bambina, appena rinvenuta ero stordita, ma avevo capito cosa mi era successo. Da quel momento ho deciso di prendere davvero in mano la mia vita. Ho iniziato un percorso di crescita personale, su tanti livelli. Psicologico, alimentare e di vita. Da lì ho capito che dovevo prendermi cura di me non della mia malattia". "Il farmaco è basilare, ma sono quì per dirvi che cura il sintomo ma la guarigione vera è frutto di un percorso interiore di crescita personale. Io per i medici sarei dovuta finire su una sedia a rotelle nel giro di pochi anni. Eppure non è stato così", conclude Baistrocchi.

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