"Ho assunto la madre di un neonato costretta a licenziarsi, ognuno deve fare la sua parte"

Ognuno dia il proprio contributo, nel suo piccolo, a rompere lo schema di discriminazione della donna incinta o con bambini piccoli. E' il messaggio che invia un medico

Ognuno dia il proprio contributo, nel suo piccolo, a rompere lo schema di discriminazione della donna incinta o con bambini piccoli. E' il messaggio che invia un medico, il dottor Francesco De Domenico, che con una nota dettaglia la sua scelta di assunzione che, purtroppo, è da ritenersi controcorrente, tanto da dover fare notizia anche se dovrebbe essere la normalità. Il suo studio medico in viale Roma, infatti, ha assunto una madre di un bimbo di appena 7 mesi, uscita da un precedente lavoro proprio per le difficoltà di mettere assieme maternità e attività lavorativa, il tutto in tempi in cui trovare un lavoro stabile e giustamente remunerato risulta difficile ai più, ed in particolar modo alla fascia più giovane della popolazione. Desta quindi ancora maggiore sorpresa il fatto che ci siano aziende pronte a scommettere su giovani madri e quindi il loro caso va segnalato, con l'accortezza ovviamente di precisare che non sono certo casi unici e che esistono moltissimi datori di lavoro corretti.

Spiegano dallo studio De Domenico: "Nell’immaginario dei datori di lavoro la donna che ha appena partorito è naturale portatrice di un’indisponibilità a farsi carico in modo continuativo dei carichi di lavoro dovendo gestire l’ulteriore carico di cura che i piccoli comportano; d’altro canto, dati alla mano, le agevolazioni in termini di servizi e di supporto per la conciliazione vita-lavoro sono ancora carenti e non per tutte accessibili, anche in termini di costo".

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Continua: "La mamma in questione, come purtroppo spesso succede, dopo il parto aveva trovato una situazione lavorativa poco accogliente che l’aveva costretta al licenziamento; ma questa volta nel suo caso sembra esserci stato un lieto fine perché, chiuso il precedente rapporto lavorativo, ha trovato ad attenderla una nuova opportunità di carriera lavorativa. Ci auguriamo che questi casi un domani non debbano più suscitare l’attuale attenzione mediatica e che altri imprenditori comprendano la necessità di scommettere sulle donne ed in particolar modo sulla maternità trovando soluzioni di conciliazione che ancora lo Stato non è riuscito a proporre e garantire, se non spostando sulle aziende la gestione del welfare per i propri lavoratori".

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