All'Irst una nuova arma per lo sviluppo degli studi sugli anticorpi terapeutici anti-tumori

Un prezioso contributo di UniCredit e Istituto Oncologico Romagnolo ha permesso di dotare il Laboratorio di Bioscienze Irst di un incubatore a Co2 necessario per l’ottenimento di anticorpi terapeutici nell’ambito di un importante progetto di ricerca sul mesotelioma pleurico

Il successo della ricerca necessita di due elementi in particolare: menti brillanti e tecnologia all’avanguardia. È con questa consapevolezza che l’Istituto Tumori della Romagna Irst Irccs, grazie anche al sostegno dell’Istituto Oncologico Romagnolo (Ior), si pone tra gli obiettivi quello di mettere a disposizione dei suoi ricercatori tutte le facilities di ultima generazione necessarie per portare avanti ambiziosi progetti di ricerca. Ultimo arrivato nel Laboratorio di Bioscienze Irst è l’Incubatore a Co2, fondamentale supporto per lo sviluppo di studi sugli anticorpi terapeutici anti-tumorali.

Tale strumentazione è stata acquistata grazie al sostegno di UniCredit - istituto di credito che già dal 2013 sostiene, attraverso Irst Irccs e Ior, la lotta oncologica in Romagna –, attraverso i fondi raccolti con UniCredit Card Flexia Classic Etica, la carta di credito che, senza costi aggiuntivi per il cliente, permette ad ogni utilizzo di contribuire a iniziative solidali. Grazie al suo particolare meccanismo, infatti, con il contributo della banca pari al 2 per mille di ogni spesa effettuata, si alimenta il Fondo Carta Etica che negli ultimi dieci anni ha permesso ad UniCredit di supportare più di 650 iniziative benefiche in tutta Italia per un totale di oltre 17 milioni di euro.

"Siamo molto orgogliosi di questa sinergia: si tratta di una collaborazione che, oltre ad avere prodotto un risultato concreto, dà anche molto prestigio alla nostra struttura - dichiara Fabrizio Miserocchi, direttore generale Ior - UniCredit è ormai una banca riconosciuta a livello internazionale, ma con questo gesto dimostra di non dimenticare le sue origini territoriali. Anche l’Irst e in generale l’oncologia romagnola vuole compiere il medesimo percorso: la ricerca scientifica condotta all’Istituto di Meldola, che lo Ior sostiene con tanto impegno, non potrà che beneficiare dalla collaborazione con importanti realtà del mondo profit, cosa che andrà a tutto vantaggio dei pazienti che lottano contro il cancro ogni giorno poiché laddove si fa ricerca, anche la cura è migliore. Speriamo che l’esempio di Unicredit dia un’ulteriore spinta per la realizzazione a breve termine in Romagna di un Comprehensive Cancer Care & Research Network che ci proietti da realtà d’eccellenza nazionale a struttura di livello europeo: si tratta di una missione che il nostro presidente, Dino Amadori, persegue già da tempo e che l’Istituto Oncologico Romagnolo, ente che per sua stessa natura si rivolge a tutte le Oncologie del territorio, non può che sposare".

Il nuovo apparecchio sarà utilizzato per studi sull’immunoterapia, ovvero innovativi trattamenti che hanno lo scopo di “risvegliare”, attivare e stimolare il sistema immunitario del paziente stesso contro l’aggressione tumorale. Questo tipo di approccio, sviluppato grazie alla comprensione dei meccanismi alla base dell’insorgenza della malattia, è tra le frontiere più importanti e promettenti che ricercatori di tutto il Mondo stanno esplorando per combattere il cancro. Tra i primi progetti di ricerca che beneficeranno della facility per mettere a punto anticorpi specifici è quello sul mesotelioma pleurico, patologia che oggi rappresenta un bisogno clinico insoddisfatto, senza cura, e che si manifesta principalmente in individui che sono stati esposti all’amianto (detto anche asbesto), un insieme di minerali estremamente nocivi se inalati che, fino alla loro messa al bando a inizio anni ’90, erano molto diffusi ed utilizzati in vari campi produttivi, dall’edilizia (noto con il nome commerciale di Eternit) al settore dei trasporti. Statisticamente è previsto che l’incidenza di questo tumore aumenterà notevolmente nel corso dei prossimi anni poiché l’insorgenza della malattia può avvenire subdolamente anche a 30-40 anni di distanza dall’esposizione e le restrizioni legislative per l’estrazione e l’utilizzo di questo minerale sono state intraprese solo in epoca relativamente recente. Trovare la risposta terapeutica più efficace per combattere la proliferazione delle cellule tumorali del mesotelioma pleurico è diventato di primaria importanza per sconfiggere definitivamente questa patologia o, quanto meno, renderla cronica e sotto controllo farmacologico.

Il progetto di ricerca, che ha preso avvio lo scorso gennaio con la raccolta dei campioni dai pazienti e il loro processamento a scopo di screening, è condotto da Massimiliano Mazza e da Fabio Nicolini del Laboratorio di Bioscienze Irst. La realizzazione dei test richiede un grande sforzo dal punto di vista operativo in quanto occorre testare migliaia di singoli anticorpi in un ambiente di laboratorio dedicato e allestito con attrezzature specifiche – tra cui appunto l’incubatore a Co2 – per la crescita sia delle cellule tumorali sia di quelle del sistema immunitario che producono gli anticorpi. L’obiettivo è quello di ottenere i primi risultati, ovvero riuscire a isolare gli anticorpi che legano il tumore e avere avuto una prima dimostrazione di efficacia in vitro, entro circa 2 anni, tempo relativamente breve per studi così complessi. Il successo di questo ambizioso progetto e l’ottenimento di nuovi anticorpi con potenziale attività terapeutica diretti contro un tumore tanto pericoloso come il mesotelioma, potrebbero cambiare il corso della vita di molti pazienti ad oggi senza nessuna valida opportunità terapeutica, a partire dal bacino di utenza dell’area vasta romagnola fino ad arrivare alla validazione di protocolli e linee guida da divulgare a livello nazionale e internazionale.

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