Completato lo studio scientifico sulle reliquie: ecco chi era San Mercuriale

E’ stata inoltre avviata la ricostruzione del volto mediante tecnica digitale in 3D secondo il protocollo di Manchester, grazie ai dati provenienti dalla TAC eseguita in ospedale

“San Mercuriale è vissuto fra il I e il II secolo d.C”. Sabato mattina, nella basilica di piazza Saffi sono state presentate, in anteprima nazionale, i risultati dello studio sulle reliquie del compatrono forlivese e della ricostruzione del suo volto in 3D. Oltre al presule friulano e al “padrone di casa” don Enrico Casadio, erano presenti il sindaco di Forlì Davide Drei, il presidente del Campus di Forlì Luca Mazzara, il presidente dei Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna, Germano Capacci e Gabriella Tronconi per la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Lo stesso parroco-abate don Enrico ha ricordato che il progetto, avviato con la ricognizione scientifica del 19 settembre 2018, è nato e sta arrivando a conclusioni importanti, grazie ad una proficua collaborazione tra ricercatori ed istituzioni. Protagonisti dell'iniziativa sono Mirko Traversari, antropologo fisico e responsabile del progetto, il gruppo Ausl Romagna Cultura coordinato da Tiziana Rambelli e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna, particolarmente attivo su attività di valorizzazione e tutela della città di Forlì.

Dopo una prima fase di studi, incentrata sui risultati autoptici e radiologici, che ha rivelato che San Mercuriale ha vissuto tra i 40 e i 50 anni, era alto 1 metro e 60 e soffriva di osteoporosi, l’indagine si è focalizzata sui progressi delle risultanze genetiche tuttora in corso.  Mirko Traversari annuncia prima di tutto che è provata scientificamente la relazione genetica tra le reliquie conservate da secoli nella basilica di piazza Saffi (il corpo), con il cranio custodito alla SS Trinità. “Le analisi preliminari sul DNA antico – dichiara - sono state condotte su due elementi scheletrici, uno proveniente dal cranio conservato alla SS Trinità, il secondo sulle reliquie del corpo conservato a San Mercuriale; con il fine ultimo di associare geneticamente le reliquie”. Grazie al metodo del radiocarbonio presso il Centro di Datazione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università del Salento, utilizzando la tecnica della Spettrometria di Massa ad alta risoluzione (AMS), le reliquie sono collocabili entro un arco temporale che va dal II al III secolo d.C., nel rispetto delle comunque scarne indicazioni storiche sicuramente attribuibili alla figura del Santo.

E’ stata inoltre avviata la ricostruzione del volto mediante tecnica digitale in 3D secondo il protocollo di Manchester, grazie ai dati provenienti dalla TAC eseguita presso il presidio ospedaliero Morgagni-Pierantoni di Forlì, all’avanguardia in Italia in questo genere di esami. La ricostruzione, operata da Chantal Milani del Dipartimento di Medicina Legale dell’Università degli Studi Sapienza di Roma (la stessa studiosa che sta cercando di dare un volto all’ultimo faraone d’Egitto, la regina Cleopatra), ha tenuto conto delle indagini antropologiche precedentemente condotte e, in fase di rendering artistico finale, dell’iconografia tarda attribuita al Santo. Il risultato ottenuto restituisce un uomo dallo sguardo mite, con un profilo fortemente caratterizzato da un naso importante e lievemente asimmetrico, caratteristica che ritroviamo anche su rappresentazioni di san Mercuriale, come ad esempio la tela di Baldassarre Carrari (1460-1516), in cui il Santo viene rappresentato con un naso caratteristico. Al termine, Traversari, in accordo con don Enrico Casadio, ha preannunciato un terzo appuntamento in basilica, in cui “sarà completato il quadro delle analisi, proponendo i risultati legati alla paleodieta del Santo, alla sua mobilità in vita e al completamento degli studi genetici attualmente in corso, per consentire la definizione dell’aplogruppo di provenienza delle reliquie”. 

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