Studio sui figli degli immigrati: "Dopo la scuola sentono le difficoltà"

Lo studio di Caritas Migrantes mette in evidenza come dalla maggiore età in poi i giovani stranieri sentano di più le difficoltà dell'integrazione

Le seconde generazioni di immigrati? Finché sono a scuola si sentono perfettamente integrate e non percepiscono differenze. Ma fuori dalla scuola e alla fine dell’adolescenza cominciano a percepire la difficoltà di avere un futuro degno delle loro aspettative.

E’ solo uno degli aspetti che emerge dalla seconda fase della ricerca “Le seconde generazioni a Forlì” promosso dalla Caritas di Forlì-Bertinoro, il Servizio Migrantes e l’Assessorato alle Politiche Sociali, Pace e Diritti Umani del Comune di Forlì, con il contributo scientifico e operativo della Scuola di Scienze Politiche – Campus di Forlì. Lo studio già nella prima parte, pubblicata nel 2013, aveva affrontato la tematica attraverso dei questionari anonimi distribuiti a 1026 studenti delle scuole forlivesi. Stavolta invece l’indagine si è svolta con il metodo delle interviste rivolte a ragazzi dai 15 ai 29 anni ascoltati in momenti diversi della loro quotidianità.

Lo studio sarà presentato martedì alla Scuola di Scienze politiche, nel Campus, in aula 11 del Teaching Hub con ingresso da via Corridoni. Saranno presenti i docenti dell’Università di Bologna che hanno curato la ricerca, Maura De Bernart e Alessandro Martelli e Roberto Ravaioli in rappresentanza di Caritas Migrantes. Interverrà anche Stefania Congia del Ministero del Lavoro e Politiche sociali. Introduce l’assessore comunale al Welfare Raoul Mosconi e chiude Elisabetta Gualmini vicepresidente della Regione e assessore regionale al Welfare. 
 

“Oggi in città i giovani immigrati con meno di 18 anni sono 3098, di questi 1908 sono nati a Forlì ovvero circa due su tre (22mila sono i giovani in totale mentre gli stranieri, adulti e minori, sono circa 14 mila) – dice l’assessore Mosconi – dato, questo, che fa concludere ai ricercatori che l’unica strada percorribile in futuro è la convivenza unita a politiche intelligenti di integrazione”. 
 

“C’è una discrepanza tra le aspettative dei giovani che cercano anche il riscatto rispetto alla storia dei loro genitori e la visione del futuro, sia come possibilità di trovare un lavoro che di essere perfettamente integrati come cittadini – dice Ravaioli -. Un aspetto da tenere ben monitorato perché può creare situazioni di astio e di rancore. Ancora da noi questi situazioni non si vedono ma bisogna lavorare perché questo non accada”. Il lavoro che si è svolto nel corso di un anno, ha coinvolto 15 ricercatori, 26 intervistati di diverse nazionalità (anche italiani), 217 persone in totale raggruppate in 17 focus group.
 

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