Stupro di gruppo, la giustizia mette in carcere gli aguzzini: uno braccato per tutta la notte

Il primo arresto è avvenuto intorno alle 20 di giovedì. Un meldolese di 43 anni, operaio, condannato a 4 anni, è stato prelevato dai carabinieri al suo arrivo a Meldola da Roma

La giustizia, quella in via definitiva, è arrivata dopo 6 anni e mezzo da quel terribile stupro di gruppo, a spese di una ragazza disabile e fragile dal punto di vista intellettivo. In quattro si accanirono su di lei consumando a turno (tranne in un caso) un rapporto sessuale condito di violenza e minacce, andato avanti per un pomeriggio e una sera. Per quell'allucinante episodio, la condanna in Corte di Cassazione, nel terzo e definitivo grado di giudizio, è arrivata giovedì sera, con la riconferma delle condanne già emesse in primo grado nel 2016, in Tribunale a Forlì, poi confermate in Appello nel 2018, con pene dai 4 agli 8 anni di carcere, oltre ad una provvisionale di 50mila euro suddivisa in base alle responsabilità. 

E appena un paio d'ore dopo la sentenza la celere macchina degli arresti si è messa in moto, così da non far trascorrere neanche una notte da cittadini liberi coloro che parteciparono al “branco”. Gli arresti sono avvenuti tra giovedì sera e venerdì mattina, ad opera dei Carabinieri della compagnia di Meldola, guidati dal capitano Rossella Capuano, ed in particolare del Nucleo Operativo Radiomobile, guidato dal sottotenente Gino Lifrieri, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Filippo Santangelo. La famiglia della vittima venerdì mattina ha telefonato al comando dell'Arma, tramite l'avvocato Max Starni, che rappresentava la parte civile, per ringraziarli per l'attività investigativa. 

Uno stupro terribile

Il quartetto di stupratori agì nel febbraio 2013, una storia che si svolse tutta a Meldola. Una giovane, con disagio psichico, fu inizialmente adescata da uno di loro, perché si era invaghita di lui. Ma quello non era amore, ma un tranello. Infatti, secondo le indagini poi confermate nelle sedi processuali, venne attirata in un appartamento di proprietà di uno del branco e qui dentro venne consumato un rapporto violento contro la volontà della giovane, all'epoca dei fatti di 26 anni, facendo leva sia sulla costrizione fisica, che sul disagio psichico della giovane. La ragazza venne accompagnata a casa nella serata, dopo ore di violenze, e la madre si accorse subito del suo turbamento. Convinta a fare denuncia, i militari avviarono immediate indagini in cui emerse anche che tra i quattro si tentò di definire una comune versione dei fatti, per sviare la responsabilità. Non mancò anche un tentativo per indurre la giovane a ritrattare. Nei diversi gradi di giudizio le condanne sono state graduate a seconda dell'intensità della violenza usata dai componenti del branco. Tutti e quattro, entro venerdì mattina, sono stati portati in carcere a Forlì e a Ravenna. Non senza fatica.

Gli arresti

Il primo arresto è avvenuto intorno alle 20 di giovedì. Un meldolese di 43 anni, operaio, condannato a 4 anni, è stato prelevato dai carabinieri al suo arrivo a Meldola da Roma, dove aveva assistito al processo in Cassazione. La sua è stata la condanna più lieve in quanto non consumò la violenza, l'ultima, per la reazione di rifiuto della ragazza che riuscì per lo meno ad evitarsi l'ultimo aguzzino. Ma fu presente a tutta la consumazione del reato e non si oppose. Stesso destino per un 42enne meldolese, arrestato circa un'ora dopo. Condannato a 6 anni, fui lui a mettere a disposizione la casa in cui si verificò la violenza. Il soggetto centrale della vicenda, condannato a 8 anni, colui che avrebbe carpito la fiducia della vittima, è un 34enne che attualmente scontava una precedente detenzione con un affidamento in prova in una struttura di Ravenna. I carabinieri sono andati a prenderlo nella struttura dove seguiva un percorso terapeutico per portarlo nel carcere di Port'Aurea.

Un fuggitivo braccato

Ben più complesso è stato mettere le mani su un altro condannato a 8 anni, residente a Ricò, 44 anni, già molto noto alle forze dell'ordine anche per fatti di sangue. L'uomo, infatti, attendeva i carabinieri al varco e quando questi si sono presentati alla sua porta, ha sguinzagliato tre pitbull da combattimento che hanno bloccato i militari per minuti preziosi, così da poter guadagnare la fuga da una finestra laterale. Braccato in campagna per tutta la notte, i militari lo hanno preso venerdì mattina, tenendo sotto controllo un suo amico con cui era stato visto negli ultimi tempi. Pedinata l'auto dell'amico per alcuni chilometri, guarda caso in zona di Ricò venerdì mattina, il veicolo è stato fermato tra Meldola e Forlì quando il ricercato è “riemerso” dal bagagliaio in cui si era nascosto. Aveva anche una valigia per la fuga. Dalle indagini è risultato colui che ha esercitato maggior violenza sulla vittima. L'amico, un 51enne, è stato denunciato per favoreggiamento personale, assieme alla compagna occasionale del condannato, 28 anni di Bergamo, anch'ella presente in quella macchina della fuga. La donna ha anche opposto resistenza al controllo ed è stata denunciata anche per questo reato. I quattro sono assistiti dall'avvocato Giovanni Principato. 

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